sabato 15 novembre 2008

Innocenti Delitti parte II


Si radeva guardandosi distrattamente nello specchio del bagno. I vapori dell’acqua calda avevano coperto lievemente lo specchio e rimandavano la sua immagine come in una foto di altri tempi.

Era mattina presto e faceva freddo in casa.
In casa faceva sempre freddo. Il riscaldamento era sempre al risparmio in quella villetta plurifamiliare dove vivevano ormai da dieci anni.
Dieci anni pensò e si osservò con maggiore cura. Vide le piccole rughe ai lati degli occhi, i capelli scomposti e con alcune piccole striature bianche, quasi impercettibili ancora.
Era anche ora un bel uomo pensò soddisfatto.
Poi lo attraversò fugace un pensiero: sua moglie dormiva ancora nel letto. Un senso di noia lo riempì e non ci poté fare nulla.

La sua vita era noiosa, tranne per una cosa.
Il nodo allo stomaco gli fece male, ma lo fece sentire vivo pensando all’altra, alla sorella di sua moglie ed ebbe un’erezione al solo evocare la sua immagine.
Chi l’avrebbe mai detto? Dopo tanti anni di vita insieme di routine, di viaggi, di lavoro non ne poteva più del suo solito tran, tran.
Sarebbe morto di monotonia se non fosse accaduto l’inaspettato nella sua vita e se, le circostanze, non avessero concorso a prendergli la mano e farlo decidere.
Una decisione drastica, terribile, di quelle da cui non si torna indietro.

Ormai non la sopportava più. Ci andava ancora abbastanza d’accordo, sì certo le solite discussioni, ma quello che lo tormentava, il tarlo che non gli dava tregua era la ripetizione di quello che aveva già vissuto.
Nella ditta che gestivano insieme il lavoro era ormai sempre quello, sempre i soliti problemi, i soldi, i clienti con le loro chiacchiere inutili e dopo la sera a casa il copione veniva riproposto fedele come un vecchio cane.
Quando ritornavano nel loro appartamento (sempre assieme) era come trasferirsi da uno sbadiglio ad un altro.
Gli stessi discorsi, le stesse espressioni, gli stessi rari pompini, poi la scopata mensile stereotipata, una fatica…Anche quella.
Ecco, tutto in lui era fatica, senza slancio, ma le cose sarebbero cambiate, eccome.

Non ci aveva mai pensato alla cognata, almeno prima. Era anche un po’ bruttina, ma aveva un non so ché, che lo aveva stregato lentamente.
Non che la consorte fosse un “figa stratosferica”, ma messa giù bene si faceva ancora guardare da muratori e operai che frequentavano il loro magazzino.
A letto poi gli si concedeva senza negargli nulla, ma a lui non interessava più. Per noia ripeté a se stesso. Tutto era successo per noia e mentre finiva di radersi come un ragazzino disegnò un cuore sui vapori dello specchio.

Tre mesi erano passati dal loro primo bacio e la loro relazione continuava ancora.
Era successo una sera che la moglie non c’era, era in palestra come al solito.
Era salita a trovarlo, come ogni tanto faceva. Abitavano infatti tutti nella stessa grande villa, pure con i suoceri, in una sorta di condominio familiare che a lui sembrava Alcatraz.
Avevano parlato come non avevano mai parlato prima. Confidandosi entrambi delle difficoltà con i rispettivi patner. Almeno lei era solo fidanzata.
Certo, pareva strano parlare così alla sorella della propria moglie, ma quella sera era stata magica, tutto pareva possibile, anche parlare disinvoltamente. Lui usualmente di così poche parole.
La singolarità di quel che avvenne dopo mise il seme dello stupore nella sua vita fin troppo prevedibile.
Per errore aveva appoggiato una mano su quella di lei e lo sguardo che ne aveva ricevuto di rimando era stato inequivocabile.

Aveva trovato le sua lingua nell'altra senza accorgersene.
Si era eccitato subito tantissimo, ricordò, come non gli accadeva da anni.
Poi senza più ritegno avevano scopato senza pietà, senza rimorso, senza freno.
Lei aveva goduto, tremando sotto le sue spinte e quasi ululando di piacere nel momento dell’orgasmo. Lui l’aveva inondata con un’eiaculazione senza fine.
Il gusto del proibito aveva risvegliato l’uomo che dormiva in lui ormai da sempre.
Il primo passo verso l’inferno era stato fatto, ora era solo in caduta libera.

Ultimamente, rifletté, sua moglie, era molto più presente nella sua vita, più gentile, più moglie si sarebbe potuto dire. Non andava neanche più in palestra la sera.
Questo lo aveva spaventato all’inizio pensando che avesse capito o almeno intuito, ma non era così. Poi si era reso conto che era semplicemente un suo modo, puerile, di riconquistarlo. Lui però era già di un’altra, di un'altra molto vicino a loro, aggiunse cinico nel suo ragionare.
Le attenzioni della moglie, invece di inorgoglirlo, lo soffocavano ancora di più e lo avevano aiutato nella sua decisione.
Una decisione drastica e meravigliosa nel suo candore spietato: l’avrebbe uccisa. L’avrebbe uccisa oggi.

Non sarebbe stato difficile, anche se i sospetti sarebbero caduti eventualmente su di lui come è naturale in questi casi.
Il suo piano era inattaccabile a qualunque investigatore.

Lei era allergica, una forma particolarmente grave di favismo. Un’allergia fortissima che si era sviluppata in maniera conclamata solo negli ultimi sei mesi e che aveva drasticamente cambiato la loro dieta.
Dopo l’ultima intossicazione, che l’aveva portata al pronto soccorso, il medico era stato chiaro: “Un altro attacco di questi e non ha scampo”.

La frase gi era ritornata in mente, quando la cognata aveva dichiarato il suo amore per lui. Un amore disperato, a termine purtroppo, per via della situazione impossibile da sostenere a lungo. Impossibile, a patto che lui non fosse divenuto vedovo, aveva pensato.
Quella era l’unico modo per averla senza che la gente, i parenti, la famiglia di lei sollevasse problemi insuperabili.
Neanche lei avrebbe dovuto saperlo, un segreto per rimanere tale deve appartenere ad una persona soltanto, sarebbe stato solo lui a pagare il prezzo della loro futura felicità.
"Sono cose che capitano dopo un lutto" risuonò questa frase nella sua mente, in fondo che male ci sarebbe stato se la sorella avesse preso il posto di sua moglie e colmato il vuoto “inconsolabile” di questo povero vedovo?
Qualche anno e tutto sarebbe apparso plausibile. Intanto la loro relazione con le dovute prudenze sarebbe continuata. Almeno dopo la fine dell'idagine.

Avrebbe cucinato lui quella sera, perchè quella era la sera che aveva deciso di farlo. Servendole il suo piatto preferito: Olive Ascolane.
Le olive acquistate erano in barattolo, conservate con farina di semi di Guarr che contine lo stesso principio attivo delle fave. Aveva dovuto fare una approfondita ricerca per scoprirlo ma il suo tempo era stato ben ricompensato.
Fortunatamente per lui non era indicato nella lista di alimenti vietati stilata dall’ospedale.
La reazione allergica sarebbe stata immediata: sonnolenza, shock anafilattico, poi occlusione delle vie respiratorie ed infine la morte.

Lui non ci sarebbe stato per poterla aiutare, avrebbe dichiarato se interrogato, era uscito a prendere un film a noleggio e una volta tornato a casa l’aveva trovata addormentata.
Avevano preso dei sonniferi quella sera, avrebbe aggiunto, entrambi ne facevano uso saltuariamente e il mattino tutto sarebbe stato già compiuto.
Nessuno avrebbe potuto fargli un'iniezione di cortisone o di antistaminico per salvarla.
Una tragica fatalità sarebbe stato il solo epitaffio alla sua morte.
Il sonnifero lo avrebbe disciolto di nascosto nel bicchiere di lei, lui lo avrebbe preso solo dopo tornato a casa dalla videoteca.

"Perfetto", pensò fra se ed uscì dal bagno con un magnifico sorriso che stupì la sua "dolce metà" appena alzata e ancora assonnata.

Continua…

1 commento:

la bislacca ha detto...

Caspiterina, è interessante...