domenica 21 dicembre 2008

Liposuzione

Aveva venduto la macchina, tanto lo scooter le bastava, aveva venduto l'anello del finito fidanzamento, aveva svenduto una serie di inutili aggeggi, ma ce l'aveva fatta, i soldi per la liposuzione era lì, comprensivi di degenza e tutti le possibili aggiunte.

Era stata chiara col chirurgo di grido: aspiri tutta quella maledetta cellulite, mi faccia due coscine come non le avevo nemmeno da ragazzina, mi spiani la pancia come fosse la pianura padana, e so che la mia vita sarà, finalmente felice.

L'intervento fu lungo, ma tutto andò per il meglio. Si vegliò tutta bendata e dolente, ma il personale, professionale fino quasi al ridicolo continuamente controllava che il decorso fosse regolare, ed il luminare della chirurgia estetica passava a trovarla e le diceva che dimostrava, anche così impacchettata, tanti anni e tante taglie di meno.

Arrivò il grande giorno. Si alzò, e piano piano cominciò a togliere le bende, ad occhi chiusi, affinché il suo nuovo corpo le apparisse come una visione.

Le ginocchia erano finalmente magre, poteva tenere le gambe vicine senza la ciccia che l'aveva accompagnata per decenni. Sbendò piano piano, ogni tanto socchiudendo gli occhi quasi per ingannarsi e vedere in anteprima la bellissima donna che era diventata.

Il ventre piatto quasi le fece paura, sembrava un'indossatrice, mai avrebbe creduto che uno specchio potesse rimandarle una simile immagine di perfezione. Era ormai alla fine, tolse le ultime bende e.....ODDIOOOOOOOOOOOOOOOOO urlò con tutto il fiato che aveva in gola.
AIUTOOOOOOOOOOOOOOOOO e si attaccò al campanello della camera.

Due infermieri entrarono di corsa in camera, mentre lei tremando urlava: - le tette, le tette, dove sono le tette ? Eh ? Erano qui, prima di entrare in sala operatoria.
Due pallini rossi, i capezzoli, erano lì al centro di quel torace piatto, a testimoniare, quasi come una boa nel mare, dove si trovava una volta il bel seno della donna.


L'infermiera l'afferrò delicatamente per le spalle e la fece girare.
Due rigonfi sulla schiena le confermarono la terribile ipotesi. In silenzio uscì dalla stanza e chiamò il chirurgo dal telefono dell'infermeria:
- Dottore, glielo avevo detto che quella macchina nuova era troppo potente, le abbiamo risucchiato le tette all'indietro, ora le tocca fare un intervento col silicone a spese nostre, non abbiamo altra scelta, e riattaccò.

sabato 20 dicembre 2008

Racconto di Natale

L'angelo, come ogni anno, era stato messo sulla capanna, con l'aureola appesa ad un chiodino piantato sul tetto della capanna.
Reggeva fra le braccia il cartiglio con la scritta "Gloria" ed aveva le ali spiegate.
Ma il suo viso non era sorridente; anzi, era decisamente imbronciato, e come ogni anno i pastori che si avviavano verso la capanna non mancavano di notarlo.
Guardalo, roba da vergognarsi, ha una posizione privilegiata, tutti sanno chi è eppure ha sempre quel viso a mal di corpo.

La vecchina che filava, poco distante, cercando di calmare le acque diceva che forse il poveretto aveva male alle braccia, sempre in quella posizione, sempre con le braccia stese, senza potersi muovere, e lei ne sapeva qualcosa, visto che era di cartapesta e proveniva da un presepe dei nonni dell'attuale proprietaria.

Macché, disse un pastore giovane, di plastica, un po' troppo alto rispetto agli altri personaggi, e che tanto si vantava della pecorella che teneva sulle spalle: lo so io perché è così, io leggo, mi informo, ascolto. Lui è così perché è un interinale, sa già che il 6 gennaio lo licenziano, e per tutto l'anno non troverà di certo nessun altro ingaggio.

No, no, disse il fornaio intento a sfornare panini di gesso da uno scintillante forno illuminato da una lampadina.
la verità, cari miei, è che c'è crisi dappertutto, e con tutto quello che succede gli girano anche a loro.

Il vasaio che attraversava il ponte si girò di scatto, pronto a rispondere e ad intavolare una discussione sul sesso degli angeli, che in quanto privi non potevano avere giramenti, ma poi pensò che era meglio guardare avanti e non perdere la strada, che era ancora lunga e piena di pericoli, specie quando quel diabolico gatto non entrava lì dentro e come prima cosa lo buttava di sotto.

L'angelo ascoltava tutte quelle chiacchiere senza costrutto, e facendo l'indifferente sbatté un po' le ali per sgranchirsele. Il chiodino che lo reggeva cedette e per la seconda volta quella settimana cadde di sotto, proprio sul muso del bue, che compreso nel suo ruolo cominciò ad alitargli addosso, visto che la mangiatoia sarebbe stata messa solo la notte di Natale.

Ci risiamo, disse, e poi dicono che le feste mettono tristezza, devo ancora decidere se preferisco stare 11 mesi in cantina incartato o un mese a farmi raccattare e riappendere, fino alla prossima caduta.
Una lacrima gli scivolò lungo la guancia rosa e cadde sul muschio.

giovedì 11 dicembre 2008

Vacanze

Durante le sue vacanze ad Anguilla conobbe un'indigena, fu colpo di fulmine ma al primo abbraccio lei schizzò via.

giovedì 4 dicembre 2008

Istantanee in bianco e nero

Il bar all'angolo era solo un pò pieno di gente.
Mentre bevevo il mio solito caffè vidi la vecchina vicino al banco.
Poi lei si girò e "attaccò bottone" con un paio di avventori che frettolosi aspettavano di uscire.
Il commento del signore alla mie spalle che stava parlando con un suo amico mi arrrivò nitido alle orecchie.
"Trentanni fa era ancora una bella donna, frequentava il bar dall'altra parte delle piazza, si dice che dopo la morte del marito, facesse la vita".
La guardai con attenzione dopo questa scabrosa rivelazione.

Casualmente ci trovammo in fila alla cassa.
Era piccola, come se gli anni vissuti l'avessero consumata, i capelli tinti di nero e cotonati insieme alle unghie smaltate di rosso erano le utime sue maschere contro il tempo.

"Pago un caffè d'orzo e una brioches", disse con quel vocino.
Non so perchè, ma mi si strinse il cuore.
Per un attimo setii la solitudine che solo chi ha vissuto molto sa sopportare.

Questo pensiero mi graffiò l'anima, e un velo di tristezza appannò i miei occhi.
Per un attimo mi parve di aver portato il suo peso.

Uscii, l'aria era fredda nella sera "incombembente".
Vidi le luminarie e pensai: "Fra poco è Natale".
Allungai il passo come per fuggire da ciò che avevo solo intravisto.

Delirix


L’autobus non arrivava. Pareva una giornata in cui il mondo aveva deciso che gli autobus non erano stati ancora inventati.
Faceva anche freddo. Un freddo umido e pungente nello stesso tempo, quello che entra nelle ossa e poi non se va più. Scende fino al cuore, fino alle palle e te le stringe forte, senza amore.

Ero solo. Forse perché era ancora mattina presto, forse perché gli altri semplicemente stavano in casa oppure si erano tutti messi d’accordo di farmi uno scherzo.
Insomma, ero lì.
Improvvisamente mi giro e lo vedo.

Un coniglio.
C’era un coniglio vicino a me, ma mica un coniglio normale, un coniglio alto quasi due metri, ritto sulle gambe posteriori e dritto come un corazziere.
Il pelo poi: viola flou.
"Strano", penso, "Chissà cosa vuole? "
Poi il coniglio mi guarda, fa un cenno con la testa e mi saluta.
Alzo il mento e ricambio il saluto, sono uno educato...Io.

“Andrà tutto bene”, mi dice con una bella voce allegra.
“Scusa?”, domando.
“Andrà tutto bene, basta che smetti di fumare e andrà tutto bene”, ripete il grosso animale flou.
“Ma io non fumo”, rispondo.
“Appunto”, mi dice convinto.
“Ah! Ecco”, concludo guardando la strada deserta.

Due minuti passano silenziosi, ma l’autobus naturalmente non arriva. Non si vede neanche in fondo alla via, figuriamoci se arriva.

Decido di far conversazione, così, per ingannare il tempo.
"Ingannare il tempo", ma se è lui che inganna noi continuamente.
Ok, ok, fa troppo freddo per una riflessione filosofica, meglio fare due chiacchiere.

Io-Chi sei?
…-“Sono un animale totemico, un Puka”
Io-“Ah! Io invece lavoro alle Poste”
Puka-“Lo so”.
Io-“Davvero?”
Puka-“Certo, ci lavoro anche io”
Io-“Non ti ho mai visto”
Puka-“Perché sono dentro di te, ecco perché”
Io-“Ah! Ecco”.

Trascorrono altri due minuti, dove ogni tanto batto i piedi a terra per scaldarmi e soffio una nuvola di alito sulle mani ghiacciate.
Decido: riprendo la conversazione, tanto dell’autobus neanche l’ombra.

Io-“In che senso dentro di me?”
Puka- “Sono uno dei tuoi sensi di colpa”
Io- “Non capisco?”
Puka- “Neanche io, ecco perché sono uscito a incontrarti”
Io- “Ah! Ecco”.

Comincia a piovere, una pioggia fine, fine, quasi nebulizzata. Ci spostiamo entrambi sotto il balcone vicino alla fermata per ripararci. Il coniglio si accende una sigaretta, poi sbuffa una nuvoletta azzurra che colora questo paesaggio atono.

Puka- “Ne vuoi una?”
Io- “Ma si... Dai”
Puka- “Ti piacciono le Marlboro?”
Io- “Buone”
Mi accende la "bionda" che aspiro voluttuosamente.

Puka- “Vabbè si è fatta una certa ora, mi sa che vado”
Io- “Ciao”
Puka- “Ci si vede”
Io- “Alla prossima, sai dove trovarmi”

Intanto che fumo lo vedo allontanarsi con quella sua andatura strana, con il codino viola che dondola come un pendolo.
Noto con stupore che ha già smesso di piovere.
Fianalmente, in fondo alla strada arranca l’autobus verso di me.

“Cazzo! Smetto di fumare un altro giorno”, dico a me stesso, mentre salgo e con nostalgia lancio il mozzicone lontano.

mercoledì 3 dicembre 2008

Angolo (ottuso) culturale

Pedestremente copiato da Wikipedia ecco alcune curiosità a proposito della Capodanno nel mondo; Da cui si evince che con opportune conversioni di fede, volendo, si può festeggiare tutto l'anno.


Secondo il calendario cinese il Capodanno (o Festa di Primavera) si festeggia il giorno della seconda luna piena dopo il solstizio d'inverno boreale (21 dicembre), che cade in un periodo variabile tra il 21 gennaio ed il 21 febbraio. Quest'anno (2008) è caduto il 7 febbraio.
Il Capodanno vietnamita, il Tết Nguyên Đán, si festeggia in concomitanza a quello cinese.
Il Capodanno islamico si festeggia il primo giorno del mese di Muharram e può corrispondere a qualsiasi periodo dell'anno gregoriano, in quanto l'anno lunare impiegato nel calendario islamico è circa 11 giorni più breve dell'anno solare del calendario gregoriano, cosicché una data islamica si "sposta" indietro, rispetto al calendario gregoriano, di circa un mese ogni tre anni. Nel corso dell'anno gregoriano 2008 cascano due diversi Capodanni islamici: quello dell'anno 1429 dell'Egira (corrispondente al 10 gennaio 2008) e quello dell'anno 1430 dell'Egira (corrispondente al 28 dicembre 2008).
Losar, il capodanno tibetano, cade tra gennaio e marzo.
In Iran il Norouz coincide con l'equinozio primaverile (21 marzo). Anche il Naw-Ruz della fede bahá'í condivide lo stesso giorno.
La festa telegu (Ugadi) si colloca tra i mesi di marzo ed aprile.
In Thailandia, Cambogia, Birmania e Bengal, il capodanno solare detto Songran è invece compreso tra il 13 aprile ed il 15 dello stesso mese, in occasione del cambiamento di posizione del sole nell'anello dello zodiaco.
La festa mapuche si chiama invece We Tripantu ed ha luogo il 24 giugno. La data coincide con il Capodanno inca (Inti Raymi).
Il Rosh haShana, il Capodanno ebraico, occorre generalmente nel mese di settembre.
Enkutatash è il Capodanno etiopico, in data 11 settembre.
L'anno nuovo indù si festeggia due giorni prima il Diwali, cioè a metà novembre.

Hai-ku di S. Silvestro


TUTTI GLI STRONZI
ALLA FINE DELL'ANO
ESCONO FUORI

lunedì 1 dicembre 2008

Oriente

Selima stava ricamando a punto mezzaluna quando:" Selima, cammella della mia oasi, potresti farmi un narghilè" disse Aziz.
" Cià tira fora il dattero" rispose lei frettolosa, aveva nostalgia della Lombardia.

Sfogo di Natale

Durante un mio viaggio in Islanda, alcuni anni or sono, ho avuto l’occasione di fare amicizia con un uomo di una certa età, molto simpatico e laborioso.
Inaspettatamente nell’approssimarsi delle feste natalizie ho ricevuto una sua lettera molto toccante. Di seguito vi riporto ciò che mi ha scritto.

Caro Visir,
Quando muore il bambino che è dentro di noi è il momento che cominciamo ad invecchiare.

Negli ultimi tempi nella mia vita si è insinuato come ospite ingombrante e molesto, ma soprattutto non invitato, la depressione, almeno credo si possa definire così.
Una sensazione nera e pesante di tristezza infinita che mi aggredisce improvvisamente, specialmente la sera dopo il lavoro, quando rientro a casa.

Sono lì, bello come il sole, che guido la mia auto nel traffico della città, illuminata e frettolosa, nella lontana nord Europa, con il mio bel vestitino alla moda, il portafoglio di Gucci in tasca con dentro un bel carico di euro (non sono ricco ma lavoro molto, specie sotto le feste, e quindi guadagno di conseguenza); Ebbene dicevo, mi muovo in questa auto silenziosa in mezzo al frastuono della metropoli ed ecco... Sgomento mi sembra che tutto si sgretoli davanti ai miei occhi che si velano di tristezza.
Una sorta di affresco che si scioglie via dalla parete rivelando un’informe macchia grigia… Il mostro.

Minchia!

Le ho provate di tutte, tutte parimenti sbagliate.

Ho iniziato una cura a base di cocktail al pub e nei locali alla moda con gli amici, alla fine, tornato a casa, ho rimediato solo uno specchietto retrovisore rotto (guidare ubriaco non è facile) e uno spavento che mi ha ridotto il culo a spillo, ad ogni luce blu incontrata sul tragitto verso casa.

Al solo pensiero di un controllo di etilometro della polizia, mi viene da pensare a cosa avrei inventato...Dalle mie parti come sai sono abbastanza conosciuto.
Comunque fino ad ora l’ho sfangata, ma l’ho pagata al risveglio il giorno dopo, con un fegato mezzo distrutto e un mal di testa pulsante come un sonar di un sottomarino russo.
Dopo una settimana di questa vita ero uno straccio anzi un “mocio Vileda”.

A parte la patente che i “signori tutori dell’ordine” mi avrebbero giustamente bruciato davanti agli occhi al solo risultato del test dell’alcol, non ho trovato conveniente pagare trenta minuti di spensieratezza con 15 ore di malessere generale che mi hanno ridotto ad un’ameba, quindi ho mollato l’alcol.
Le sigarette le ho mollate da un po’, sono dunque sulla strada della beatificazione?
Purtroppo no, o meglio, per fortuna no.

Scartata a piè pari questa soluzione alcolica, ho deciso di affrontare “il male oscuro” con un antidepressivo illegale di origine sudamericana che, con parsimoniosa somministrazione, mi sembra aiutare il mio spirito fiacco e mi fa passare la sera alla meno peggio.
Non esagero perché altrimenti non dormo più, diciamo lo, o la uso “cum grano salis”.
Tu ci credi, Visir? Io No.
Inutile dirti che anche se ho smesso di fumare e di bere, la mia faccia non migliora con simili stravizi ed ho il sospetto (ahimè più che un sospetto una prova certa) che anche il mio sistema nervoso abbia solo un momentaneo e apparente ritorno alla giocosità.
Subito dopo mi vedo ripiombare nel pozzo artesiano della mia sconfinata “depression”, come amabilmente mi piace chiamarla, un po’ all’inglese che così mi sembra meno schifa.

Quindi stò sempre peggio e in più sono anche nervoso (prima almeno ero solo depresso), quindi incazzato e tristo, che coppia!

Ecco che calo l’asso di bastoni, vedo se riesco a vincere se non la partita almeno la mano.
Allora provo con il sesso così, amico caro, mi sono messo d’impegno a sedurre. Dicono che gli uomini con i capelli bianchi abbiano fascino: speriamo!
Alla fine ne trovo una che mi piace, con cui sto bene assieme, con cui rido e scherzo (urca! Penso c’è l’ho fatta) niente, torno a casa e sono più triste di prima. Giunto il momento, finalmente, della copula agognata non mi funziona Exalibur: la spada resta nella roccia invece che nella gnocca.
Io che sono stato sempre un bestione…niente. Sembro il titolo di un film di fantascienza: “La zona morta”.
Una Caporetto, ragazzo mio, manco la bandiera resta alta.
Affondo con il Titanic? Mi butto su una scialuppa? Imparo a nuotare nelle acque gelide? Faccio come Hemingway mi sparo?
Il ventaglio di possibilità si apre rapido come maneggiato da una geisha.

Mi interrogo giustamente sulla normalità, sono normale?

Già…la normalità, “l’irreprensibile” normalità!

Normalmente alti, normalmente vestiti bene, normalmente felici, normalmente morti…che significa normalità? Domandarselo è già un chiaro indizio di non esserlo.
L’uomo normale non si domanda: è così, di “default” (sempre citando gli Anglosassoni).

Allora io che sono?
Un gnappo bastardo? Anzi un Babbo Bastardo, perché arriva la neve (cazzo la neve), che mi anticipa che sta per giungere alfine il Santo Natale, è il tempo che inizi i preparativi per il mio viaggio.

Ecco che a giorni arriverà il momento del mio massimo impegno lavorativo, dovrò fare le solite consegne, con quel vestito ridicolo tutto rosso che mi tocca indossare per contratto, con quegli orribili risvolti di pelliccia bianca, ma oggi, per oggi ancora, posso andare in giro vestito da “persona normale”.
Sornione, guardo le case degli uomini illuminate sotto la neve (ancora quella, ma è un’ossessione!) e sospiro (inalo?), penso che fra poco mi toccherà cominciare il mio giro.
Quest’anno però: “revolution”, sarò un Babbo Bastardo, te l'ho già detto? Mi pare di si.

Non porterò doni quest’anno, ma ne toglierò, eh si! Toglierò via ogni cosa: oggetti, pensieri, illusioni, soprattutto da me stesso e solo allora, forse, il bambino che è in me vivrà ancora una notte di stelle… Magari una sola, ma piena di antica magia.

Auguri a te e a tutti,

S. Klaus


P.S. Ti allego foto recente.


venerdì 28 novembre 2008

Premio, premio, premio!


Incredibile, appeno evocato ecco che ci è stato consegnato uno dei più ambiziosi premi al mondo: "il pisello d'oro".
L'evento si è "consumato" nella cornice della, sontuosa e raffinata, convention dell'agezia Diva Futura di Riccardo Schicchi (foto ANSA: un velino consegna alla triade maschile di questo blog il premio ex-equo).
Il commento al pubblico del portavoce del terzetto, Haemo Rhoyd, è stato: "Belin, non posso rivelare il segreto del nostro successo con le donne...Posso solo dire che è un grosso segreto".
Le parole di ringraziamento sono state poi coperte da scosci di applausi che hanno innondato la sala come marosi sugli scogli.

giovedì 27 novembre 2008

Premio! Premio! Premio!

PREMIO CICISBEO 2008
Wow! Grazie! Un'altro fantastico premio!

Premio Premio!


Finalmente ci viene attribuito il mitico PREMIO GRAN TESTA DI CAZZO

Premio, premio!!!!

PREMIO ANUBI

Un altro fantastico premio!
Grazie! Muah muah muah!

Premio, premio, premio!


Funziona! E' come diceva Haemo, basta trovarlo e poi...eccolo assegnato a questo pluripremiato Blog.
Gongolo, ma assai.

Hai-ku del Grillo



ZOMPA FELICE IL GRILLO INNAMORATO FRA LE VIOLETTE
E MENTRE PER AMOR DELLA GRILLA IL SUO CUOR RATTO S'APPRENDE
UNA MERDA DI VACCA LO STENDE

mercoledì 26 novembre 2008

Cultura

" Absit iniuria verbis" disse Ale Ragadean guardando la splendida signora negli occhi blu ed aggiunse:" Ma lo sa che lei è proprio un bel troione ed io, con tutto il rispetto, me la facessi a ripetizione?"
" Guagliò mannaggia chi t'ha muorto statte accuorto, si fortunato che nun conoscio u francese!" rispose con voce profonda la bella dotata di topa cannellina.

Citarsi adosso -Movie cut-


Tu l'hai gia' trovato Gesu' Gump ?". "Dovevo cercarlo? Non lo sapevo".
(da "Forrest Gump" di Robert Zemeckis -Il Tenente Dan e Forrest Gump-)

Ho sempre sognato di incontrare una ragazza spigliata, gentile, dall' aspetto gradevole, che non mi trovasse repellente. Io le chiederei di sposarmi e vivremmo felici e contenti per tutta la vita. Tra i miei genitori è funzionato.
Beh, a parte il divorzio e tutto il resto.
(James Fleet e Hugh Grant in "Quattro matrimoni e un funerale")

Sai qual è il vero fascino del matrimonio? E’ che rende inevitabile la necessità dell’inganno.
(Alice Harford in "Eyes Wide Shut")

«La solitudine mi ha perseguitato per tutta la vita, dappertutto. Nei bar, in macchina, per la strada, nei negozi, dappertutto. Non c'è scampo: sono nato per essere solo»
(Taxi Driver)

Mimì, lo sai quando si piange? Quando si conosce il bene e non si può avere. E io bene non ne conosco: la soddisfazione di piangere non l'ho mai potuta avere. (Sophia Loren e Marcello Mastroianni da "Matrimonio all'italiana")

Il progresso! Sempre tardi arriva.
(Philippe Noiret in "Nuovo Cinema Paradiso")

La masturbazione e' sesso con qualcuno che si ama.
(Woody Allen in "Annie Hall")

mercoledì 19 novembre 2008

La posta delle sorelle Taglia&Cuci

Care Sorelle mio marito è una brava persona, lavoratore, pio e gran risparmiatore ma ha un piccolo difetto, ci puzza l'alito, quando apre la bocca un vento satanico si sprigiona dalle sue gingive, a causa di ciò accetto di fare l'amore solo a pecorina ma, siccome è molto miopo, mi ritrovo con un culo ( chiedo scusa per l'espressione) come una capanna.Aiutatemi voi che siete esperte!!!Grazie Pina

sabato 15 novembre 2008

Innocenti Delitti parte I


Lo seguiva ormai da giorni. Aveva preso un po’ di ferie per potersi dedicare completamente alla realizzazione del suo "progetto".
La cosa era nata lentamente nella sua mente, un piano che via, via si definiva nei dettagli e gli era parsa l’unica soluzione.
Pioveva anche quella sera.
Aveva atteso il momento giusto ed ora sembrava che questa fosse la notte adatta, per fare ciò che andava fatto.
Poche ore, forse minuti e con un po’ di fortuna sarebbe diventato un assassino.

Pensò a lei per un attimo, poi osservò i tergicristalli dell’auto che graffiavano il vetro imperlato dalle gocce. L’automobile era vecchia, ma ancora efficiente. Un’auto facile da rubare, l’aveva selezionata con cura, come tutto quello che faceva nella vita.
Era l’automobile del suo vicino di casa, in viaggio per qualche settimana all’estero, nessuno ne avrebbe denunciato il furto ancora per qualche giorno, ma a lui bastava molto meno.
Non era stato facile all’inizio.
Aveva dovuto pagare un suo conoscente, un meccanico, per insegnargli come fare ed aveva appreso in fretta il metodo.
“Rubare è più semplice che riparare”, gli aveva detto il suo insegnante. E così era stato.
Gli era costato molto di più risparmiarsi le domande del suo istruttore che pagare le sue lezioni, ma non erano un problema i soldi per lui.

Attendeva che l’uomo scendesse dalla propria autovettura per entrare nel negozio di videonoleggio.
“Ma quanto ci mette!”, pensò stizzito. "Calma, calma", un respiro profondo e tornò padrone di se stesso.
Dopo tanto tempo che seguiva i suoi movimenti era finalmente uscito di casa da solo, la sera.
Di solito facevano tutto assieme: lui e lei. In due settimane di appostamenti ora conosceva ogni loro abitudine.

Aveva ancora un po’ di tempo prima dell’azione, pensò e con una stretta allo stomaco ritornò al pensiero di lei, la sua amante.
Anzi la sua ex-amante, definì con precisione nel suo soliloquio, mentre una smorfia si disegnò sul suo volto cercando di assomigliare ad un sorriso.

“Che donna!”, disse fra se. Aveva goduto attimi meravigliosi con lei, mai provati prima nella sua vita. I loro momenti rubati avevano un'intensità indescrivibile.
A letto lo faceva impazzire, con la sua bocca, la sua lingua instancabile, il suo corpo avido di sesso.
Di lei non ne aveva mai troppo. Addirittura succedeva che, mentre la penetrava gli pareva di vedere la faccia del marito (che conosceva superficialmente), e questo invece che infastidirlo gli dava ancora più libidine. Pareva impossibile che un'uomo mediocre anche se di bell'aspetto avesse avuto la fortuna di sposare questa dea del sesso e ne fosse quasi completamente disinteressato.
Invece a lui pareva di non averne mai abbastanza di quel corpo, anche se lei non era bellissima era certamente la più sensuale del mondo. Con quelle forme ben disegnate, i seni floridi e i folti capelli biondi, lo aveva stregato senza scampo.
Il suo odore e il suo profumo poi, lo precipitavano in un abisso di vertigine, se avesse potuto scegliere il suo ultimo respiro lo avrebbe voluto della sua fragranza.

Poi, un brutto giorno lei lo aveva lasciato; Aveva detto che non reggeva più questa relazione clandestina, che voleva ricominciare a provare ad amare di nuovo suo marito (quel cornuto che la scopava si e no una volta al mese).
Così da allora, lei aveva rifiutato qualsiasi occasione per rivederlo.

Solo dopo una settimana di questa tortura che lo separava dal suo amore era nata nel suo cervello, come uno scherzo, l’idea: -Se "quello" fosse morto?-
Certamente lei sarebbe ritornata con lui.
Lui l’avrebbe riavuta e anche sposata, finalmente sarebbe stata sua, completamente.
Ci sarebbe stato prima il funerale, il lutto, dove avrebbe dovuto consolarla, ma poi…L'immagine di lei vestita in nero, da vedova, mentre lui la montava gli procurò un’erezione marmorea.
Sapeva che era nel giusto.

Il piano era semplice. Come si conviene ai crimini impuniti.
Lo ripassò come si ripeté una lezione studiata alla perfezione.
Avrebbe per prima cosa bucato il pneumatico posteriore, quello più vicino alla strada.
Una strada senza marciapiede come quella dove ora si trovavano.
Poi mentre lui, “il bastardo”, armeggiava per sostituirlo lo avrebbe schiacciato con l’auto rubata piombandogli addosso a tutta velocità. Aveva con se un passamontagna nero che in questa notte nera lo avrebbe reso quasi invisibile agli occhi indiscreti.

Avrebbe infine abbandonato l’auto qualche chilometro più avanti e sarebbe tornato a casa a piedi, senza fretta.
Certo non avrebbe preso un taxi o un autobus, testimoni e curiosi era l’ultima cosa che gli serviva in questo momento.
Non avrebbe lasciato tracce sull’auto: la piccola tanica di benzina era pronta. Sarebbe bastato una sigaretta buttata distrattamente dal finestrino e piano, piano le fiamme avrebbero cancellato ogni sua eventuale traccia o oggetto.
Niente lo collegava a lei. Erano stati molto prudenti durante la loro relazione, niente messaggi o telefonate dal cellulare, niente mail, nulla di nulla. Il loro primo incontro era stato casuale in palestra e poi tutti gli altri invece voluti, ma le cui tracce non potevano essere rilevate da un'indagine anche attenta. Ma chi si sarebbe dato la pena di farla? Un incidente stradale, un pirata della strada si sarebbe detto. Un drogato , probabilmente, su un'auto rubata che poi era fuggito chissà dove. Una fatalità, ecco cosa avrebbero pensato tutti. Tutti tranne lui.

Doveva badare solo a non danneggiare troppo l’automobile nell’urto, ecco perché l’aveva scelta così robusta, con i parafanghi rinforzati in modo che potesse condurlo un poco lontano dalla scena del delitto.
Bastavano solo pochi isolati.
"Un delitto", ripetè, e si stupii dell'eco greve di questa parola nelle sue orecchie.
Cosa sarà mai? Si giustificò, migliaia di persone inutili muoiono ogni giorno, ma l’unico che lui odiava, che si frapponeva al suo amore e alla sua felicità, invece stava bene.
Questa assurdità sarebbe stata appianata entro poco.

Uscì, senza spegnere il motore, dalla sua autovettura e si avvicinò, percorrendo la ventina di metri che lo separavano a quella del suo nemico ormai vuota.
Si piegò lievemente, come per raccogliere qualche cosa a terra, e inserì una vite autofilettante nel pneumatico che cominciò a sgonfiarsi lentamente. Naturalmente indossava dei guanti di pelle.

Era nervoso, maledizione la ruota si sgonfiava troppo lentamente.
Se fosse arrivato ora? Se non si fosse accorto di nulla e fosse tornato a casa? Sudava nonostante il freddo.
Vide attraverso la vetrina che la fila di persone alla cassa del negozio era lunga: "Bene", pensò sollevato.
Tornato in macchina aprì un poco il finestrino e attese come un felino nella Savana…
Continua...

Innocenti Delitti parte II


Si radeva guardandosi distrattamente nello specchio del bagno. I vapori dell’acqua calda avevano coperto lievemente lo specchio e rimandavano la sua immagine come in una foto di altri tempi.

Era mattina presto e faceva freddo in casa.
In casa faceva sempre freddo. Il riscaldamento era sempre al risparmio in quella villetta plurifamiliare dove vivevano ormai da dieci anni.
Dieci anni pensò e si osservò con maggiore cura. Vide le piccole rughe ai lati degli occhi, i capelli scomposti e con alcune piccole striature bianche, quasi impercettibili ancora.
Era anche ora un bel uomo pensò soddisfatto.
Poi lo attraversò fugace un pensiero: sua moglie dormiva ancora nel letto. Un senso di noia lo riempì e non ci poté fare nulla.

La sua vita era noiosa, tranne per una cosa.
Il nodo allo stomaco gli fece male, ma lo fece sentire vivo pensando all’altra, alla sorella di sua moglie ed ebbe un’erezione al solo evocare la sua immagine.
Chi l’avrebbe mai detto? Dopo tanti anni di vita insieme di routine, di viaggi, di lavoro non ne poteva più del suo solito tran, tran.
Sarebbe morto di monotonia se non fosse accaduto l’inaspettato nella sua vita e se, le circostanze, non avessero concorso a prendergli la mano e farlo decidere.
Una decisione drastica, terribile, di quelle da cui non si torna indietro.

Ormai non la sopportava più. Ci andava ancora abbastanza d’accordo, sì certo le solite discussioni, ma quello che lo tormentava, il tarlo che non gli dava tregua era la ripetizione di quello che aveva già vissuto.
Nella ditta che gestivano insieme il lavoro era ormai sempre quello, sempre i soliti problemi, i soldi, i clienti con le loro chiacchiere inutili e dopo la sera a casa il copione veniva riproposto fedele come un vecchio cane.
Quando ritornavano nel loro appartamento (sempre assieme) era come trasferirsi da uno sbadiglio ad un altro.
Gli stessi discorsi, le stesse espressioni, gli stessi rari pompini, poi la scopata mensile stereotipata, una fatica…Anche quella.
Ecco, tutto in lui era fatica, senza slancio, ma le cose sarebbero cambiate, eccome.

Non ci aveva mai pensato alla cognata, almeno prima. Era anche un po’ bruttina, ma aveva un non so ché, che lo aveva stregato lentamente.
Non che la consorte fosse un “figa stratosferica”, ma messa giù bene si faceva ancora guardare da muratori e operai che frequentavano il loro magazzino.
A letto poi gli si concedeva senza negargli nulla, ma a lui non interessava più. Per noia ripeté a se stesso. Tutto era successo per noia e mentre finiva di radersi come un ragazzino disegnò un cuore sui vapori dello specchio.

Tre mesi erano passati dal loro primo bacio e la loro relazione continuava ancora.
Era successo una sera che la moglie non c’era, era in palestra come al solito.
Era salita a trovarlo, come ogni tanto faceva. Abitavano infatti tutti nella stessa grande villa, pure con i suoceri, in una sorta di condominio familiare che a lui sembrava Alcatraz.
Avevano parlato come non avevano mai parlato prima. Confidandosi entrambi delle difficoltà con i rispettivi patner. Almeno lei era solo fidanzata.
Certo, pareva strano parlare così alla sorella della propria moglie, ma quella sera era stata magica, tutto pareva possibile, anche parlare disinvoltamente. Lui usualmente di così poche parole.
La singolarità di quel che avvenne dopo mise il seme dello stupore nella sua vita fin troppo prevedibile.
Per errore aveva appoggiato una mano su quella di lei e lo sguardo che ne aveva ricevuto di rimando era stato inequivocabile.

Aveva trovato le sua lingua nell'altra senza accorgersene.
Si era eccitato subito tantissimo, ricordò, come non gli accadeva da anni.
Poi senza più ritegno avevano scopato senza pietà, senza rimorso, senza freno.
Lei aveva goduto, tremando sotto le sue spinte e quasi ululando di piacere nel momento dell’orgasmo. Lui l’aveva inondata con un’eiaculazione senza fine.
Il gusto del proibito aveva risvegliato l’uomo che dormiva in lui ormai da sempre.
Il primo passo verso l’inferno era stato fatto, ora era solo in caduta libera.

Ultimamente, rifletté, sua moglie, era molto più presente nella sua vita, più gentile, più moglie si sarebbe potuto dire. Non andava neanche più in palestra la sera.
Questo lo aveva spaventato all’inizio pensando che avesse capito o almeno intuito, ma non era così. Poi si era reso conto che era semplicemente un suo modo, puerile, di riconquistarlo. Lui però era già di un’altra, di un'altra molto vicino a loro, aggiunse cinico nel suo ragionare.
Le attenzioni della moglie, invece di inorgoglirlo, lo soffocavano ancora di più e lo avevano aiutato nella sua decisione.
Una decisione drastica e meravigliosa nel suo candore spietato: l’avrebbe uccisa. L’avrebbe uccisa oggi.

Non sarebbe stato difficile, anche se i sospetti sarebbero caduti eventualmente su di lui come è naturale in questi casi.
Il suo piano era inattaccabile a qualunque investigatore.

Lei era allergica, una forma particolarmente grave di favismo. Un’allergia fortissima che si era sviluppata in maniera conclamata solo negli ultimi sei mesi e che aveva drasticamente cambiato la loro dieta.
Dopo l’ultima intossicazione, che l’aveva portata al pronto soccorso, il medico era stato chiaro: “Un altro attacco di questi e non ha scampo”.

La frase gi era ritornata in mente, quando la cognata aveva dichiarato il suo amore per lui. Un amore disperato, a termine purtroppo, per via della situazione impossibile da sostenere a lungo. Impossibile, a patto che lui non fosse divenuto vedovo, aveva pensato.
Quella era l’unico modo per averla senza che la gente, i parenti, la famiglia di lei sollevasse problemi insuperabili.
Neanche lei avrebbe dovuto saperlo, un segreto per rimanere tale deve appartenere ad una persona soltanto, sarebbe stato solo lui a pagare il prezzo della loro futura felicità.
"Sono cose che capitano dopo un lutto" risuonò questa frase nella sua mente, in fondo che male ci sarebbe stato se la sorella avesse preso il posto di sua moglie e colmato il vuoto “inconsolabile” di questo povero vedovo?
Qualche anno e tutto sarebbe apparso plausibile. Intanto la loro relazione con le dovute prudenze sarebbe continuata. Almeno dopo la fine dell'idagine.

Avrebbe cucinato lui quella sera, perchè quella era la sera che aveva deciso di farlo. Servendole il suo piatto preferito: Olive Ascolane.
Le olive acquistate erano in barattolo, conservate con farina di semi di Guarr che contine lo stesso principio attivo delle fave. Aveva dovuto fare una approfondita ricerca per scoprirlo ma il suo tempo era stato ben ricompensato.
Fortunatamente per lui non era indicato nella lista di alimenti vietati stilata dall’ospedale.
La reazione allergica sarebbe stata immediata: sonnolenza, shock anafilattico, poi occlusione delle vie respiratorie ed infine la morte.

Lui non ci sarebbe stato per poterla aiutare, avrebbe dichiarato se interrogato, era uscito a prendere un film a noleggio e una volta tornato a casa l’aveva trovata addormentata.
Avevano preso dei sonniferi quella sera, avrebbe aggiunto, entrambi ne facevano uso saltuariamente e il mattino tutto sarebbe stato già compiuto.
Nessuno avrebbe potuto fargli un'iniezione di cortisone o di antistaminico per salvarla.
Una tragica fatalità sarebbe stato il solo epitaffio alla sua morte.
Il sonnifero lo avrebbe disciolto di nascosto nel bicchiere di lei, lui lo avrebbe preso solo dopo tornato a casa dalla videoteca.

"Perfetto", pensò fra se ed uscì dal bagno con un magnifico sorriso che stupì la sua "dolce metà" appena alzata e ancora assonnata.

Continua…

venerdì 14 novembre 2008

Premio! Premio!


Gioia! Gaudio! Tripudio!
Un altro splendido premio: " I 5 Scatizzolamerda5"
Grazie!!!!!!!!

Maghi

" Abbriacalabbria" disse il mago Pyno ed un magnifico peperoncino comparve dalla coppola.

Innocenti Delitti III -ultima parte-


L’acqua bolliva nella pentola per la pasta. Era indaffarata nei preparativi per la cena e guardò l’orologio, mancavano poche decine di minuti, doveva affettarsi un poco.
“Come cambia la vita”, pensò riflettendo su questi ultimi cinque mesi della sua esistenza.
Cinque mesi di cambiamenti inaspettati: terribili e bellissimi nello stesso tempo.

La mente riandò mesta a quel giorno di pioggia. Al giorno del funerale, anzi dei funerali. In una notte lei aveva perso sua sorella e il suo amante.
Non il suo fidanzato, quello lo aveva lasciato ormai da tempo, appena prima della tragedia. Il suo amante era il cognato, il marito di sua sorella.
Ora entrambi giacevano sotto due metri di terra umida.

Ricordava ancora con struggimento, la notizia sconvolgente che le aveva dato sua madre con le lacrime agli occhi e un viso che sembrava uscito dall’oltretomba. Era corsa da lei la mattina presto svegliandola con la più terribile delle notizie. Aveva sentito le gambe cedergli man mano che veniva a conoscenza dei fatti e poi aveva vomitato. Mentre in lontananza udiva il suono della sirena dell’ambulanza che arrivava.

Quella mattina era stata la più brutta della sua vita. Sua madre aveva trovato sua sorella bocconi nel letto, morta e con la faccia gonfia come un pallone.
Era salita dalla figlia per avvisarla già sconvolta da una notizia terribile.
Doveva dirgli che il marito era stato investito ed era all’ospedale, la polizia aveva chiamato a casa sua perchè "al telefono della vittima" non rispondeva nessuno.
Dovette usare la sua copia di chiavi per entrare, ma se avesse immaginato cosa l'aspettava non avrebbe fatto neanche un gradino.
Era toccato purtroppo a sua madre portare questa bruttissima notizia e scoprire così il cadavere della figlia, da allora non era più la stessa, povera donna.

Vivevano tutti assieme come una piccola tribù nella grande villa.
Un appartamento era dei genitori, uno era il suo, il più grande della sorella e del marito.
Gli faceva un certo effetto pensare questo.
Per lei non era solo suo genero, ma il suo amore.
Un amore vissuto per tre mesi nella clandestinità, nel tormento, nel rimorso del peccato eppure, ricordava, allora gli sembrava la vetta dell’abisso.
Allora…Pensò, quanto era cambiata oggi.
.
Gettò il sale nella pentola che si disciolse con turbinii bianchi come neve spinta dal vento, girò con il cucchiaio di legno l’acqua e così la chiarezza ritornò nel recipiente e anche in se stessa.
Due eventi diversi avevano unito sua sorella e il marito in una morte assurda. Avevano condiviso il passaggio all’aldilà insieme, "curioso", ragionò fra se.
A poche ore di distanza, un destino crudele e beffardo, li aveva accomunati nella morte, strappandoli per sempre dalla vita e dall’amore dei propri cari, dal suo amore.
Quanto aveva pianto al funerale. Ricordava quella selva di ombrelli neri sotto una pioggia leggera e fredda che non dava tregua da diversi giorni, pareva una foresta in lutto.
Prima delle lacrime però c'era stato il tempo dello stupore.
Lo stupore per una fine così assurda per due persone a lei così vicine, anzi le più vicine.
Lui, che lei a quel tempo amava con tutto il suo cuore, ucciso da un pirata della strada a bordo di un’automobile rubata.
Il colpevole fuggito poi chissà dove e ormai impunito.

La sua bella sorellina invece strappata al mondo dalla malattia, un’allergia virulenta che l’aveva colpita nel sonno come un sicario vigliacco.
Dopo un pranzo avvelenato, avvelenato solo da questa patologia subdola e bizzarra. Il cibo, innocuo per chiunque, aveva fatto lo "sporco lavoro" a danno del suo sistema immunitario, scatenando una reazione terribile che l’aveva soffocata come Otello aveva strozzato Desdemona innocente.

Se non avesse preso il sonnifero forse si sarebbe salvata, avrebbe chiesto aiuto, ma invece Morfeo era stato il complice malvagio che non aveva dato rimedio.
Nessuno aveva potuto aiutarla, neanche il marito. Non era mai tornato da quel negozio di videonoleggio, era già morto schiacciato dalle lamiere dell’automobile condotta da quel delinquente assassino senza volto né nome.
Che crudele è la vita, a volte però paradossalmente, anche magnanima.
Come era accaduto alla sua.
Aveva toccato l’abisso ed ora era tra le nuvole del paradiso.

Vivevano insieme da poche settimane e le pareva che fosse stato sempre così.
Lo aveva incontrato al funerale della sorella, si era presentato come un vecchio amico venuto a conoscenza della tragedia da un trafiletto sul giornale.
Lei in quel momento era sconvolta e non vedeva praticamente nessuno, ma lui si era fatto comunque notare.
Era stato l’unico, a parte sua madre e suo padre, che soffriva come lei.
Lo aveva percepito. Sono cose che non si spiegano: si sentono e basta.
Quella comunanza di dolore le aveva fatto breccia nel cuore di pietra che aveva eretto per difendersi dalla sofferenza spaventosa e dal rimorso.

Poi lo aveva incontrato un giorno sulla tomba della sorella, cui aveva portato i fiori e avevano scambiato un po’ di parole che, con la familiarità, erano divenute delle conversazioni.
Aveva accettato dopo qualche mese di frequentazione il suo invito a cena. Un fatto insignificante che con un altro uomo non avrebbe dato seguito a nulla, ma con lui era stato diverso e, con il senno di poi, fu una vera benedizione.
Parlarono per ore quella sera, di molti argomenti e della defunta, lui chiese, interessandosi molto, notizie delle indagini per l’omicidio. Non vi erano elementi nuovi, anzi non vi erano elementi.

“Come sembrava conoscerla bene”, ricordò di aver pensato allora, ma d’altronde era un uomo di grande sensibilità e perspicacia.
Per mesi si erano visti prima di quella cena, così: solo per parlare.
Le diceva che esprimendosi con lei gli sembrava di comunicare un poco con la povera trapassata.
"In effetti, fisicamente ci somigliavamo un pochino", aveva concordato.
Lui aveva addirittura sostenuto che avevano lo stesso odore, lo stesso profumo.
Questo complimento, e si ricordò ancora il posto esatto dove fu pronunciato (in quel caffè sui navigli), la turbò.
La frase aveva una nota di desiderio che lei condivideva con reciprocità per quest’uomo: giunto nella sua vita a così breve distanza dalla scomparsa dell’altro.

Il bacio che li sorprese entrambi in quella bella serata fu dirompente.
Nulla però in confronto con la notte di passione che li vide toccare entrambi le cime dell’estasi.
Aveva già dimenticato l’altro? Aveva sotterrato il ricordo di lui con la cassa che lo conteneva?
Se l'era domandato fino a farsi male alle tempie.
La vita non può fermarsi, era stata alla fine la risposta.
La sua vita, finalmente, con quest’uomo era una vita felice adesso. Scevra dal rimorso, senza la turpitudine del tradimento, di una bellezza che tutti potevano vedere, magari invidiare, ma non criticare.

Erano decisi a sposarsi. I genitori di lei erano stati entusiasti da subito del loro progetto, così già convivevano.
Il matrimonio era fissato per settembre, dopo l’estate. Pochi mesi ancora, ma loro non avevano saputo aspettare a vivere insieme. Troppo forte era la loro passione.

Si erano trasferiti nella casa grande che era ormai disabitata.
Avevano cambiato un poco l’arredamento e rinnovato la pittura nelle stanze, ma conservato le foto, listate a lutto, dei due mancati. Le avevano posate sulla ampia testata del loro letto, come ricordo, forse un po’ macabro, ma a loro piaceva così.
Era un tacito ringraziamento per quel bel appartamento che avevano avuto gratuitamente, ma era anche come se volessero condividere con loro (più sfortunati) la loro gioia.
Inutile formalizzarsi, una casa più grande era una gran bella comodità, anche i genitori di lei erano stati d’accordo.
Ci sarebbe stato un nipotino per lenire il dolore che ancora velava i loro occhi stanchi e anziani, sarebbe stato il trionfo della vita sulla morte.
.
Sentì la chiave che girava nella porta. Ecco per fantasticare sul passato aveva dimenticato di mettere la pasta nell’acqua bollente, ma rimediò immediatamente.
Lui entrò in casa, aveva la faccia stanca dalla lunga giornata di lavoro, ma gli occhi gli sorridevano, anzi brillavano.
Lei gli corse incontro e si abbracciarono, lui la sollevò e fecero un giro di valzer avvinghiati.
Mentre lo baciava sentì contro la sua coscia che lui l’aveva già duro.
Rise come una bimba contenta, goderono al solo pensiero della bella cenetta e del seguito.
La notte fu meravigliosa.

Lui la possedette con vigore, lei godette come non aveva mai goduto in vita sua.
Alla fine, esausti ma paghi, guardarono entrambi con singolare sincronicità le foto dei loro benefattori.
Lei guardò la foto di lui, lui invece la foto di lei.
Entrambi pensarono: “Scusa”.
E vissero felici e contenti.
Fine.

martedì 11 novembre 2008

Amar è un dolce naufragar


Il cuore in petto gli batteva forte come un tamburo.
Quanto tempo l'aveva desiderata, pensò e un brivido percorse la sua schiena.
La sera, fresca di primavera, pareva magnifica sotto un manto di stelle galeotte.
La vide scendere dalle scale, con quel vestito lungo azzurro.

Appena lo scorse nella penombra del vicolo sorrise, come solo lei sapeva fare; poi titubante si guardò alle spalle, per assicurarsi che nessuno in casa si fosse accorto della sua uscita proibita.

Era così giovane, pensò lui, così bella e fresca.

Una carrozza rumorosa passò fra di loro, con gli zoccoli dei cavalli che risuonarono sull'acciottolato come nacchere spagnole, poi finalmente l'eco si perse fra le case addormentate.
Tutto tornò quiete.

Lei lo raggiunse e si lanciò nelle sue braccia. Lui la strinse a se delicatamente e si baciarono. Il tempo allora si fermò e nel cuore di entrambi eruppe un caleidoscopio di sentimenti dolcissimi.
Fu certo di amarla e domani l'avrebbe chiesta in sposa, disse fra se, in fondo aveva già 19 anni.
Finalmente una vita insieme, senza più sotterfugi, tutta la vita davanti.
Era felice.

Poi si svegliò.

Nella stanza dell'ospedale avvolta nella penombra vide i monitor di controllo che emettevano ritmici tintinnii. In bocca il sapore amaro della malattia.
Intorno a lui scorse anche i volti dei figli e dei nipoti. Sembravano al di là di un vetro coperto dal ghiaccio, ma nessuno mancava.

Spostò la maschera di ossigeno e disse: "Ah! Potersi innamorare ancora una volta".
Parlò piano, con un filo di voce e nessuno comprese le sue parole.
Quindi sorrise di se stesso e poi si lasciò cadere per sempre in un dolce, lunghissimo silenzio.

lunedì 10 novembre 2008

Jealousy

Era proprio contento.
Aveva appena avuto la promozione dal Boss, e proprio quel pomeriggio era riuscito a combinare un altro incontro con quella ballerina che gli piaceva tanto.

Non che la sua fidanzata non lo soddisfacesse, ma una piccola distrazione era necessaria ad un uomo come lui.

Uscito dal Motel si gustò l'aria fresca ed attraversò la strada ingombra di auto di questa Chicago, ormai così moderna, piena di luci da apparire in festa.

Era già il 1947 pensò, mentre alzava il bavero del suo cappotto e cominciava a rinfrescare verso la sera.
Giunto a casa, una leggera inquietudine serpeggiò nel suo animo, ma solo per un attimo poi la scrollò via: oggi era il suo giorno!

Aperta la porta di casa la vide, era in sala ad aspettarlo, la sua dolcissima fidanzata.

Lei aveva la faccia furiosa di chi aveva scoperto tutto.
La domanda però che stranamente gli rimbalzò nella testa fu: Come cazzo ha trovato il "Thomson" che avevo nascosto così bene?

Non fece in tempo a rispondersi che una raffica mise fine alla sua promettente vita da balordo.
.

sabato 8 novembre 2008

Premio! Premio!

Un'altro fantastico premio!
Abbiamo ottenuto la Mutanda Sgommata!
Commossi ringraziamo.

venerdì 7 novembre 2008

PREMIO PREMIO PREMIO PREMIO!!!!



UN ALTRO PREMIO! E SONO 4!

RIYUEREN attribuisce a Haemo (alioetolio) e a Jean (marsalaalluopo) l'ambitissimo premio SOMMO WATER (vedi foto) un premio a 360°, tosto, solido, che resta nel tempo, una coppa da esporre con orgoglio in bacheca (meglio a terra) come dire "Un sommo water è per sempre!" da non confondere quindi col SOMMO WAFER, un premio dolce ma friabile, perciò caduco.

Haemo e Jean sono grati alla Lupa Bianca e sono fieri di poter condividere il SOMMO WATER con i compari di blog PORPORINA BLUVULVET e VISIR.

Per l'occasione irripetibile una colonna sonora d'eccezione: STABAT WATER DOLOROSA (una emblematica composizione di Octuagenario).

GRAZIE RIYU!
j

giovedì 6 novembre 2008

20

Vento da est
vento da ovest
chi cazzo ha scoreggiato?

Spazio

Fatti più in là
lo vedi che stiamo stretti
ti garroto porca puzzanghera.

Torrone

La nana mi guarda
la gobba mi esalta
torrone nei bassi fondali.

mercoledì 5 novembre 2008

Hai-ku del cavallo marrone



Verde aerato sopra la sua testa il tetto degli alberi
Verde solido sotto i suoi piedi il tappeto d'erba
Marrone liquido dentro il cavallo delle sue mutande
j

martedì 4 novembre 2008

Eleganza

Ebbe un malore mentre era in coda al supermarket e passò direttamente da una cassa all'altra.

lunedì 3 novembre 2008

Porno Haiku mi piaci tu.


La luna illumina la campagna
il frinire delle cicale
il tuo culo intorno al mio cazzo.

Haiku nun te reggo più


Pioggia battente silenziosa al di là del vetro.
Parole senza senso giungono dai muri.
Tutto appare, ma cosa tocca veramente?

sabato 1 novembre 2008

Mascara

Ma come, disse lui, con la voce già arrochita dal piacere, ti metti il mascara anche lì ?

Beh, disse lei con voce sensuale, mi piace essere in ordine, ovunque.

E mentre si faceva travolgere dalle ondate di piacere che la sua lingua gli provocava ripensava che tutto sommato aver pulito in fretta il pennellino del mascara negli slip, mentre lui entrava in camera, non avendo trovato un kleenex, era stata davvero un'idea geniale.

venerdì 31 ottobre 2008



A volte la pregnanza del messaggio viene annullata da un vile errore di ortografia





(Porp. che tornò apposta a fotografare questo capolavoro - Firenze)

A volte la pregnanza del messaggio viene annullata da un vile errore di ortografia


(Porp. che tornò apposta a fotografare questo capolavoro - Firenze)

la cruda realtà

Alla fine spesso la cruda realtà è riassunta in una frase, in basso a destra, indicata da una freccia.

Porp. che fotografa, anche, di queste cose (a Livorno, per essere precisi)

Citarsi addosso notturno

Se lo sapevo che la minestrina in brodo era così eccitante, maremma maiala non la prendevo


Porp. insonne nonostante la stanchezza.

giovedì 30 ottobre 2008

Letta su un muro

"Meglio un giorno con te che non essere mai nati"

Citarsi adosso II


Una montagna d'oro non compra una briciola di tempo. (Visir al Monte dei Pegni)

La menzogna ferisce l'amore, la sincerità l'uccide. (Visir)

L'amore è come la luna quando non sale, cala. (Proverbio Cinese)

Chi non ama troppo non ama abbastanza (Anonimo)

L'amore piace più del matrimonio per la ragione che i romanzi sono più belli dei libri di storia. (Nicholas De Chamfort)

Chi nutre se stesso non patirà mai la fame (Visir)
Allora sabato cucini tu? (fidanzata del Visir in risposta)

L'amore è la momentanea pigrizia dell'intelletto (William Schakespere)

Che l'amore è tutto è quello che ci è dato di sapere dell'amore (E.D.)

La paura bussò alla porta. Gli aprì il coraggio e non trovò nessuno. (Proverbio Postale)
"Tesoro, non cambiare mai" disse lei.
"Non cominciamo ad offendere!" rispose risentito Visir. (Vita Vissuta)
Eravamo sull'orlo di un precipizio, ora abbiamo fatto un passo avanti. (Ministro Italiano dell'Economia)
Il matrimonio è un sogno condiviso. Se però ti svegli ti trovi improvvisamente molto più povero. (Visir al suo avvocato divorzista)




mercoledì 29 ottobre 2008

Souvenir di Genova ?

Meglio un piatto di pasta col pesto che una supposta nel solito posto.

E' l'agghiacciante testo che faceva orribile mostra di sé su una piastrellina attaccata al muro nella cucina di una famiglia di mia conoscenza.

P.S. - Ma in quanti posti si possono mettere le supposte ?

Proverbio

Meglio una merda da soli che una torta in tanti. (proverbio genovese filone filantropico)

Citarsi adosso


Nessuno è tanto povero da non avere il lusso di una propria opinione. (Visir alla convention Caritas)

L'occasione fa l'uomo onesto. (PfB)

Non mi sono mai pentito di quello che non ho detto. (G. Andreotti rivolto alla commissione antimafia)

Non si può diventare ricchi se si è impegnati a lavorare tutto il giorno. (Visir in risposta alla ex-moglie e alle sue esorbitanti richieste di alimenti)

Quando il sole tramonta anche l'ombra del nano si allunga. (Proverbio Cinese)

Per quanto ti svegli presto il tuo destino si è svegliato mezzora prima. (Proverbio Africano)
Spazza davanti alla tua porta e il mondo sarà pulito. (Proverbio Arabo)

Le radici dell'albero dell'Amicizia si dissetano alla fonte delle cose vere. (Visir in un raro momento di lucidità)

Se hai bisogno di una mano di solito la trovi in fondo al tuo braccio. (conversazione telefonica di un'Ortopedico colta al volo )

Spesso il destino si incontra lungo il sentiero che si è scelto per evitarlo. (proverbio C.A.I.)

La fortuna esiste! Altrimenti come si spiegherebbero i successi degli altri? (Visir in una conversazione fra colleghi)

E' incredibile che le persone riescano a guarire nonostante le medicine. (dott. Haemo Royd al convegno internazionale di Coprofagia)

Gli amici sono il modo che Dio ha di scusarsi di averci dato i parenti. (nonna di Visir alla cena di Natale)

Quando un dio ti vuole punire esaudisce i tuoi desideri. (proverbio Indiano)

I buoni propositi della sera muoiono all'alba. (nonna di Visir al nipotino Visir)

lunedì 27 ottobre 2008

PREMIO PREMIO!!!


E sono già 3!
Non so chi l'ha proposto ma ci hanno dato un altro premio, provo tanto orgoglione, un misto di orgoglio e soddisfazione, e anche tanto merdore, un misto di meraviglia e pudore.

sabato 25 ottobre 2008

Premio! Premio!



Un altro premio! Campane a festa! Uccelli con la testa!

venerdì 24 ottobre 2008

La ricerca è sempre lontana, ma la verità è vicina.


Pi-Nin chiese: "Com'è Maestro che in dodici anni di pratica nonostante inutili sforzi mi sfugge la Via".

Pin-Nao rispose: "Gli sforzi inutili servono a capire l'inutilità dello sforzo".

Per la prima volta in vita sua Pi-Nin taque.
E solo un sorriso senza labbra aleggiò, nobile e puro, fra loro.

mercoledì 22 ottobre 2008

Moda

"Mamma hai visto la mia maglietta Monella Vagabonda? Non la trovo!" disse la piccina.
" Si amore è vicino alla mia borsa Baldracca Stanziale, sul comò" rispose mammina.

lunedì 20 ottobre 2008

Come se

Si guardarono negli occhi con un po’ d’ imbarazzo, avevano comunicato senza parole ma era come se avessero fatto l’amore.Ogni volta in ascensore succedeva la stessa cosa, muti si dicevano….”ti voglio”, ….”anch’io tesoro”.Lei era la più forte dei due, fosse stato per lui sarebbe successo sul serio, sognava il suo sapore e le sue morbidezze, ,di coccolarla e poi di prenderla dolcemente, a lungo, di scoprire come godesse e di godere dentro di lei.Ma non si poteva, gli altri non avrebbero capito questo strano amore fra Celeste e Diana la Boxerina dell’inquilino del 16 A.

sabato 18 ottobre 2008

Passeggiata

Barbara era una bellissima ragazza: alta, bionda, slanciata. Gambe lunghe, fianchi tondi ed ammiccanti, spalle dritte, sguardo che ti cattura.
Red era il suo setter irlandese. Anche lui un bellissimo cane, pelo lucido, andatura agile, fisico da cane sano e felice.

Barbara e Red amavano uscire insieme, passeggiare accanto, il passo elastico, l'andatura veloce, la consapevolezza di non passare inosservati, ed a Barbara piaceva sentire lo sguardo degli uomini su di sé, ed immaginare le loro fantasie su di lei, fosse anche, in quel momento, vestita con la tuta da ginnastica e la coda di cavallo.

E quel giorno Barbara e Red erano a passeggio; correvano, rallentavano, passeggiavano guardando le altre persone.
Barbara sentì dietro di se la conversazione di quei due amici che camminavano lenti dietro di lei:

- oh, ma hai visto che fisico ? Che andatura, e guarda che fianchi !
- Già, disse l'altro, anche solo vedere quella coda che si muove mi fa stare bene !
- Chissà quanti anni ha ? E' giovane di certo, deve essere proprio un bel tipino, difficile stargli dietro, eh ? Disse ammiccando all'altro.

Barbara rallentò un po', per godersi appieno quei commenti lusinghieri, le piaceva da morire questo gioco, attizzare gli uomini senza darlo a vedere, sentire quali sensazioni provocava anche solo il vederla camminare, muovendo il sedere con aria finta indifferente.

I due proseguirono, affiancati dietro di lei.

- Ti piacerebbe farci una bella corsa, eh ? Ma hai visto che cosce ?

- Sai una cosa, però ? disse l'altro - Tutto sommato il mio cocker, così pasticcione e che abbaia anche troppo è sempre il cane più bello del mondo, anche se ha uno stacco di coscia di 30 centimetri, e a me va bene anche solo andarci a passeggio, a correre ci si stanca troppo.

venerdì 17 ottobre 2008

Corbezzoli

"Corbezzoli!" disse lei.
" Notevole vero?" disse lui compiaciuto.
" Che razza è?" disse lei emozionata.
" E' un bastardo" disse lui ironico.
" Posso provarlo per favore, per favore..." disse lei golosa.
" Si, ma senza sella" acconsentì lui.

giovedì 16 ottobre 2008

Saudade


Pareva una giornata triste, simile alle molte vissute. La città frettolosa e grigia dipingeva un quadro monocromatico alle sue spalle, giusto proscenio ai suoi pensieri neri.

Entrò distrattamente in un bar per un caffè. Mentre era alla cassa nella attesa di pagare udì un samba allegro che galleggiava nell'aria.
Una bella ragazza seduta su uno sgabello gli regalò uno sguardo curioso e profondo nello stesso tempo.
Il suo corpo si sciolse da ogni tensione e un movimento lieve si accordò alla musica entrandogli nel cuore.
Mentre la voce dolce di un Gilberto Gil in gran forma accompagnava la sua chitarra, si udivano in sottofondo le percussioni allegre del paese del sole.
Guardò fuori nella strada e l'asfalto si trasformò in risacca, l'aria si colorò dei profumi del tropico del capricorno, la sabbia calda di Ipanema filtrò nelle sue scarpe.

Il carnevale eruppe nella sua anima e gli ricordò che la vita è meravigliosa.

Compleanno

Fu un compleanno di merda, per festeggiarlo mangiò la torta di feci.

mercoledì 15 ottobre 2008

Annunci matrimoniali - 2

Sono Sabrina, ho 40 anni, la vita non è stata generosa con me, i tasselli che la compongono sono come un puzzle fatto di giorni con pochi colori ed a cui manca quello più importante, l'amore.
Ti cerco, amore mio. Vuoi mettere tu il tassello mancante al mio puzzle ?

Risposta: Carpentiere 50enne conoscerebbeti per piantarti il suo Fischer da 12 a espansione, che a me quei quadretti del cazzo fatti di tanti pezzettini non mi sono mai riusciti. E poi, sempre tassello è, non ti pare ?

Annunci matrimoniali

42 enne formosa, ben portante, con una buona posizione, amo il mare e passeggiare sul bagnasciuga al tramonto, per raccogliere conchiglie che colleziono nella mia casa al mare.
Vuoi unire le tue impronte alle mie sulla sabbia umida ?
Scrivere F.P.C.


Risposta: 45enne pescatore di frodo, amante delle cozze, desidera incontrarti per avvilupparsi a te come un polpo sullo scoglio e passare così il resto dei nostri giorni.

Coiti impossibili - tragedia in due battute (2)

LUI: Dammela

LEI: Prima di rispondere, tu credi nella reincarnazione ?

LUI: Ma ora cosa centra ? Boh, penso di no.

LEI: Peccato, avrei potuto prenderlo in considerazione fra due reincarnazioni

Coiti possibili (post elitario)

Commedia in 4 Etti (sono magri entrambi)

Lui: dammela!

Lei: che ore sono?

Lui: le 23,15.

Lei: WOW!

Coiti impossibili - tragedia in due battute

LUI: Dammela

LEI: No

lunedì 13 ottobre 2008

The beauty and the beast


Ebbene si. Era perdutamente innamorato della sua insegnante di Danza Tribale.
Si era iscritto per far piacere ad un’amica a questo corso appassionandosi poi alle danze rituali, ma dopo poco si era reso conto che lei gli era entrata nel sangue.
Non ci aveva fatto molto caso all’inizio, certo bella era bella, ma non era il suo tipo, così aveva pensato la prima volta che l'aveva vista.
Dopo pochi mesi non viveva che per lei.
Non molto alta, con una cascata di capelli castani mossi, il corpo magro, ma con glutei forti e perfetti, le cosce piene poi lo avevano ammaliato.
L’ultimo baluardo di decenza con se stesso era caduto quando si era perso nei suoi occhi: neri, profondi, che emanavano un’energia inquieta e sensuale. Tribale appunto.

Aveva provato di tutto.
La gentilezza, risultata inutile, infranta sugli scogli delle sue risposte taglienti.
Gli sguardi fiammeggianti, spenti dall’onda della sua indifferenza.
Le proposte velate di lussuria evaporate al sole dell’ironia di lei.
Ella lo aveva stregato, ma lo ignorava.
Eppure lui era un bell'uomo, abbastanza ricco e anche colto, ma pareva trasparente in sua presenza.

Un giorno mentre lei stava parlando con altre donne alla fine della lezione le aveva sentito dire: “Voglio un uomo con le palle”.
Lui si era domandato se fosse un maschio di tal carattere. La voce diabolica del suo Io pusillanime gli era rimbombata nel cervello: “Se te lo domandi vuol dire che non lo sei”.
Proprio quella sera giunto poi a casa si era autoerotizzato per tre volte di seguito. Solo lo sfinimento lo esorcizzava dal pensiero del suo amore.

Capitò poi inaspettatamente, come sempre accadono le rivelazioni illuminanti.

La lezione era finita e si era attardato più del solito per una lunga doccia. Uscito dallo spogliatoio la scuola era ormai deserta.
Si avviò docile verso l’uscita, ma il suo udito fu richiamato da uno strano rumore incalzante come di colpi sul legno. Curioso seguì questa traccia sonora fino al camerino della sua insegnante, il cuore in gola, le orecchie gli ronzavano dall’emozione, ma doveva vedere, capire.
La porta era appena accostata, e lui la spinse appena per poter scorgere all’interno.
Così vide.

Un grosso culo peloso che si muoveva spasmodico. Non capiva ancora.
Apri un po’ di più ed ecco che la scorse. Le gambe aperte, le mani avvinghiate ai fianchi grassi dell'uomo, il viso trasformato dal piacere. Era seduta su un tavolo di legno usato per il trucco. Le luci accese degli spot intorno allo specchio sul ripiano le facevano corona , sembrava una Madonna blasfema.
Il chiarore della stanza era spietato.
Lo stupore giunse all’acme, quando vide che a cavalcarla così era l’uomo delle pulizie.
Un ritardato mentale che si occupava di sistemare le stanze e pulire i cessi. Lo aveva notato distrattamente qualche volta, aveva il volto coperto da una folta barba da cavernicolo, il corpo tozzo, grasso e basso. Si muoveva con un passo dondolante da orso. Di solito puzzava di sudore e lasciava dietro di se una scia persistente. Allo sguardo vacuo del microcefalo non facevano seguito che versi gotturali.

Ed ora, quel essere infimo, quel subumano era dentro la sua Dea e stava godendo con inconsapevole lussuria l’oggetto dei suoi desideri. Un essere volgare che possedeva con brutalità quella Venere che danzava come un angelo.
Giunse infine al climax, il “bestione”, emettendo a bocca storta un grugnito soddisfatto. Il viso di lui senza la minima intelligenza deturpato, se mai possibile, da quella smorfia di godimento. Lei invece gli era avvinghiata con le bellissime gambe divaricate, gli occhi chiusi e il viso radioso. Anche in quel momento non poteva fare a meno di desiderarla.
Mentre "l'essere" si tirava su i pantaloni della tuta di lavoro vide ancora e credette di capire.
Il "mostro" aveva un membro molto grosso, ma la cosa veramente incredibile erano i testicoli: come due arance Tarocco di Sicilia.
L'animale rinfoderò soddisfatto il tutto nelle braghe e si diresse senza una parola verso il secchio e lo spazzolone.

Ora non c'era più nulla da vedere ne da capire.
Tornato a casa ingoiò tutta la confezione di barbiturici e si mise nella vasca da bagno piena di acqua bollente. Incise le vene dei polsi e attese. L’immagine di lei si dissolse lentamente dalla sua mente…finalmente libero, e fu l'ultima cosa che pensò.

domenica 12 ottobre 2008

Mal di pancia

Il giovane manager giapponese Sushito Nakagata, che in italiano significa lanaturaèstatadimoltostronzinaconme aveva avuto dei forti disturbi di pancia, che gli avevano fatto passare una notte insonne, e gran parte di essa sulla tazza del water.

Il giorno dopo, tornando a casa, esausto dalla giornata lavorativa e dagli strizzoni, disse alla sua fidanzata geisha Pur-io Sonokagata (accidentallamimammachemmaffattacosìcozza):

- Tesoro mio, fior di loto del mio ruscello, ponte sulle acque limacciose della vita, Kimono dai mille colori, mi faresti delle mele cotte, al fine di dare sollievo a questo intestino che produce ed estrude escrementi veloci come la migrazione degli uccelli in autunno, come il cadere delle foglie dagli alberi durante una giornata di vento ?

Pur-io, che aveva perso degli interessanti 3x2 a Ginza e pure l'ombrello nella metropolitana, rispose con tono dolce, e chinando il capo:

- Certo, tempio scintoista del mio amore, pallina vincente del mio pachinko, il tuo amore avvolge il mio cuore come l'alga nori il riso del sushi, certo mio amore, arrivo.....

Con un rapidissimo gesto si girò, staccò dal muro un' enorme Katana e con un taglio netto gli staccò tutte e due le natiche, che gettò nel caminetto acceso, grondanti di sangue.

Si allontanò nella notte urlando: almeno quelle scarpe di Prada quella brutta troia me le poteva lasciare !

Autunno

Non si stava male seduti in riva al fiume, il sole autunnale scaldava piacevolmente le spalle e l'acqua scorreva lenta, passò nuotando un cavallo, poi un'altro e un altro ancora, non credeva ai suoi occhi.
La mente febbrilmente cercava significati, poi l'illuminazione: " Ce ne sarà un nido a monte" pensò e sorrise.

sabato 11 ottobre 2008

Il pozzo e il pendolo (storia di paura)


Lei era spanata, lui con problemi erettili.

giovedì 9 ottobre 2008

Premio premio

Premio D eci e lode
Siamo stati premiati!

Ezechiele 25.17

Pareva impossibile eppure erano li davanti a lui.
Erano due esattori adetti alla riscossione del debito non pagato per quella Bibbia rilegata.
Due tipi anonimi vestiti di scuro.
"Fanculo"- pensò- "non pagherò per quella schifezza ordinata online".
Poi uno di loro (quello nero) parlò:
"Il cammino dell'uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre; perchè egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te."
§
Proprio allora capì che non si può fregare il Grande Capo e allungò una mano in segno di resa, ma...
"BAM, BAM, BAM", il mondo si spense per sempre.
§

mercoledì 8 ottobre 2008

Bussate e vi sarà aperto...


Drinn, drinn....
Anonimo:-C'è Haemo?-
Blogger (da dietro la porta):-No non c'è...Sono Jean, ma parlo a nome di Visir-
Anonimo:-Ah! Pensavo fossi Porporina. Vabbè, chiamami Bluvulvet che devo dire una cosa a Piopoca-
Blogger:- Prima devi rispondere ad un indovinello-
Anonimo: -Uh?-
Blogger:- Sei un extraterreste diciamo un Marziano e devi trovare un Pleiadiano, ma non sai come contattarlo e non puoi comunicare con nessuno. Sai solo che è in questa galassia e tutti i giovedì mette delle mutande rosa...Hai seimatrecentododici anni per trovarlo: Come fai?; E soprattutto come fai ad avere il numero di cellulare di sua sorella?-
Anonoimo (andandosene):- Mo va a cagher!-
Blogger:- Grazie, a nome di Octuagenario-
.
Nella notte si udì un cantico di cimbali, il grande Carnaval andava a incominciar...

martedì 7 ottobre 2008

Udite udite!

Il 31 ottobre terremo un work shop a Genova dal titolo " Il mio blog al tuo ci fa un culo tanto".
Sono invitati tutti i bloggers.
Per informazioni citofonare Haemo.

Eventi e fermenti


Celeste si presentò all’udienza supplice e a testa china, poi domandò querulo: “Quando, o Sommo, si realizzerà l’Adunanza?”.
L’immenso Ippocratico, girato di spalle guardava dall'ampia finestra della sua clinica, copia esatta del Taj Mahal, ma leggermente più grande.
Senza rispondere il suo sguardo continuò a vagare nella contemplazione del parco secolare.
“Esimio Professore”, chiamò De Pretis, credendo di non essere stato udito.
“Ho sentito!”, eruppe il Semprecalmo zittendo l’ominide.

I minuti passarono come secoli sulla pietra.

Poi inaspettatamente il Vate della Medicina si diresse verso la teca di cristallo che campeggiava nel vasto studio rifinito con “boiseries” in palissandro di Manaus.
Aperto lo scrigno ne estrasse una mitra papale e se la pose sul capo, appena tratteggiato da qualche capello bianco.
“Penso che per allora indosserò questa…Semplice ma elegante”.
Poi si guardò nello specchio.
L’immagine riflessa gli sorrise ed Egli seppe di essere non solo buono, ma anche giusto.

Quindi si rivolse distrattamente al notaro e disse: “Scendi nel giardino e fai liberare i molossi tibetani da Luca. Mi compiacerò nel vedere che ti rincorrono”.
Così dicendo tornò alla finestra senza degnare di altre attenzioni il protoumano.

De Pretis realizzò in quel attimo che la sua ignoranza lo condannava alla sofferenza, ma era proprio fortunato di avere un simile maestro.
Poi si avvio mesto verso il capanno preparando i muscoli e le carni alla grande corsa.

lunedì 6 ottobre 2008

Subliminale

Non sapeva che pesci prendere, così chiese al pescivendolo di aprirgli una cozza viva, la ammirò poi si mise a leccarla , amava il sapore di mare, le signore presenti lo guardarono sorridenti, una sciabolò la lingua di ciabatta fra le protesi e fu amore.

Laudomia

disse Gianpierfiliberto, da poco rientrato dal suo viaggio in Giappone, vieni con me sul tatami ?

Mio cavo, disse l'eterea fanciulla, sai che ti stimo, che ti ammivo, che pvovo affetto pev te, ma non ti amo, e fovse, ma solo fovse, potvei cambiave la mia visione delle cose a patto che tu faccia logopedia.

Sabato pomeriggio

Avevano passeggiato per il centro tutto il pomeriggio, non si tenevano più nemmeno per mano, guardavano le vetrine, facevano commenti stanchi, parole che rimbombavano nel vuoto della loro coppia, nonostante la confusione del sabato pomeriggio.

Erano fermi davanti ad una vetrina di gioielliere, lei guardava le cose luccicanti, gli anelli, e ripensava a quando lui era apparso con la piccola scatola di velluto blu che le aveva fermato il cuore. Tutto finito, ora c'era solo noia ed indifferenza.

Dai, disse lui, andiamo, si fa tardi

Non posso, non ce la faccio.

Ecco lei, sentiamo, hai un'improvvisa paresi ? Eh, o vorresti forse l'ennesimo brillocco da ostentare con le tue amiche e dire che te l'ha regalato quel deficiente del tuo fidanzato ?

Lei, come colpita da uno schiaffo, cominciò a piangere: ma che dici, ho bisogno del tuo aiuto , davvero, non ce la faccio, da sola non posso. Aiutami, ti prego.

Ah, non puoi ? Ma tu non eri la donna libera ed emancipata ? E ora vorresti commuovermi con le lacrime da servetta di un romanzo d'appendice ?
Nessun aiuto serve se non il tuo, non puoi usarmi come stampella per le tue nevrosi, per le tue debolezze, io che mi ero innamorato di te perché camminavi a testa alta verso il futuro.
Se ne avrò voglia, nei prossimi tre secoli, forse ti chiamo. Si girò e se ne andò.

Lei, senza parole, si chinò, e faticosamente tolse il tacco della scarpa che le si era incastrato nella griglia di aerazione davanti al negozio, e siccome nello sforzo il soprattacco se n'era andato, si allontanò con un suono di tip tap nelle luci della sera che illuminavano il suo viso rigato di lacrime.

Qual piuma al vento...


Mancava poco alla fine della sua giornata di lavoro. Il pensiero di lei lo perseguitava ormai sin dalla mattina, quando finalmente era arrivata a casa sua. Pregustava il momento del loro incontro romantico, poi la notte che avrebbe protetto come una morbida coperta il loro amore.
Quanto tempo l’aveva desiderata ed ora era finalmente arrivato il momento.

Con il fiato corto salì le scale ed aprì la porta. Entrò in casa e si diresse subito in camera da letto. Lei era stesa ad attenderlo… Soffice e sinuosa con la bocca leggermente aperta e lasciva. Era bella oltre ogni pensiero, le curve morbide del corpo perfetto e liscio si intravedevano dal lenzuolo leopardato che la copriva appena.
Lui ebbe un’erezione tremenda, quasi dolorosa, e deglutì anche le ultime parole che gli erano rimaste in bocca.
Si spogliò lentamente. L’accarezzò in ogni sua recondita intimità con le mani brulicanti e la baciò con la lingua avida. Poi fu in lei e tutto si consumò nel silenzio, il loro amore non aveva bisogno di parole.

La luce rossa dell’abat-jour tingeva del color del tramonto i corpi degli amanti e i mobili della stanza.
Egli faceva l’amore con un’intensità mai provata prima e la sua mente fu ottenebrata dall’estasi. I movimenti delle sue pelvi si fecero frenetici.
La dolce dama gonfia di tanta mascolinità assorbiva in se la forza dirompente di questa passione virile.

Poi accadde: Pam! Stfffff....
Un rumore molesto e inaspettato bucò questo momento di magia. La sua venere gli sfuggì da sotto l’abbraccio appassionato e cominciò a roteare velocissima per la stanza.

II destino beffardo e invidioso del loro amore trovò nella finestra semiaperta un complice crudele.
La bambola gonfiabile uscì da quel pertugio con un sibilo sinistro e volò via sopra i tetti di questa città indifferente.

Solo una lacrima calda e salata scese lungo il viso attonito di lui come epitaffio di amor perduto.

domenica 5 ottobre 2008

Spartano

" Un culo a te...uno a me...un culo a te...uno a me...un culo a te...uno a me...."

mercoledì 1 ottobre 2008

Il Rito Genovese della Loggia Scozzese parte I


La notte era senza luna e senza stelle come si dice siano le notti adatte per i Sabba.
Il bar Ottolina in via Tito Milvio era deserto. Forse perché era il suo giorno di chiusura o forse perché era stato prescelto dalla confraternita come sede del rito e il Fato era sempre benigno con i membri della setta.
La società segreta “I cugini de Ball” era molto attenta alla scelta delle sedi per la liturgia iniziatica.
Solo un bar Ottolina o in subordine una Bocciofila di periferia potevano avere i crismi geomantici necessari alla bisogna.
Dopo attento vaglio era stata scelta questa sede per la messa più importante, ovvero l’ingresso di una nuova adepta.

Con fare circospetto a bordo della sua Ape 50 amaranto tempestata di opali, il Gran Sacerdote Haemo Royd aspettava nervoso stringendo con le sue mani grandi il manubrio del Motopiaggio.
Intanto il suo vice-vice assistente Jean du Yacht stava cercando di forzare la saracinesca ormai da circa venti minuti senza successo.
“Belin, ma quanto ci mette quel bradipo sedato?”, disse il Gran Muftì rivolto al suo primo ciambellano seduto al suo fianco nel veicolo.
Visir, nel suo abito da Batman, calmo e silente viveva un momento di raccoglimento catartico.
Le sue energie erano concentrate ad evitare la devastante flatulenza che aveva in “canna” e con cui lottava da una buona mezz’ora per evitare che detonasse.
“Pazienza, o Sommo, sapete com’è…il vice-vice Ciambellano e svelto di lingua, ma tardo di mano”.
“Umpf!”, sbottò il Semprecalmo guardandosi nello specchietto retrovisore e aggiustandosi il Turbante Sultanato con il vistoso rubino (falso) nel centro insieme a una piuma (vera) di pavone che adornava il copricapo simbolo del suo potere.

Il fragore nella notte avvisò i cospiratori che la barriera era stata finalmente forzata.

All’interno del locale li accolse un odore stagnante di superalcolici e gazzosa mista a un'effluvio di brioches scadute.

“Jean ancora un po’ e facevamo mattina”, disse Haemo con il suo tono cantilenante, ma avvolgente.
“Quella puttanazza di una schifosissima saracinesca non voleva cedere”, disse il sempreducato Jean, dondolando sui piedi imbarazzato e ricomponendo il giustaccuore del suo vestito Louis XIV azzurrino in sapiente abbinamento cromatico con i pantaloni alla zuava zebrati.

In fondo era l’unico del gruppo che aveva seguito il corso per corrispondenza della Scuola Radio Elettra: “Scasso e furto facile in dieci lezioni”. Il problema era che siccome nessuno aveva pagato le rate il corso si era interrotto alla seconda dispensa...ma questi erano dettagli irrilevanti.

“Dov’è il Visir, dove sono Porporina e Bluvelvet e l’iniziata non c’è ancora?”, ruggì il Profondo, chiamando a raccolta i suoi prodi come Leonida alle Termopili gli spartani, ma intorno a lui c’era solo il vuoto.
Jean appolaiato sul bancone era intento a scofanarsi le brioches del bar e bere a garganella Jack Daniel’s, Visir era in bagno a disincagliarsi dalla cintura lancia dardi di Batman per fare un varco ai vapori che avevano gonfiato enormemente il suo costume.

Un sospiro uscito da sotto i baffi alla Magnum P.I. del grande figlio di Ippocrate e uno sguardo verso il soffitto furono gli unici segni rivelatori del suo disappunto.

Improvvisamente all'esterno si udì un rombo di ciclomotore smarmittato e uno stridire di freni stile "fast and furiors".

Erano arrivate le "ragazze", pensò il Semidivino e si sistemò la veste leopardata che sfiorava l'impiantito slanciando (per quanto possibile) la sua figura ieratica.

Continua...