venerdì 14 novembre 2008

Innocenti Delitti III -ultima parte-


L’acqua bolliva nella pentola per la pasta. Era indaffarata nei preparativi per la cena e guardò l’orologio, mancavano poche decine di minuti, doveva affettarsi un poco.
“Come cambia la vita”, pensò riflettendo su questi ultimi cinque mesi della sua esistenza.
Cinque mesi di cambiamenti inaspettati: terribili e bellissimi nello stesso tempo.

La mente riandò mesta a quel giorno di pioggia. Al giorno del funerale, anzi dei funerali. In una notte lei aveva perso sua sorella e il suo amante.
Non il suo fidanzato, quello lo aveva lasciato ormai da tempo, appena prima della tragedia. Il suo amante era il cognato, il marito di sua sorella.
Ora entrambi giacevano sotto due metri di terra umida.

Ricordava ancora con struggimento, la notizia sconvolgente che le aveva dato sua madre con le lacrime agli occhi e un viso che sembrava uscito dall’oltretomba. Era corsa da lei la mattina presto svegliandola con la più terribile delle notizie. Aveva sentito le gambe cedergli man mano che veniva a conoscenza dei fatti e poi aveva vomitato. Mentre in lontananza udiva il suono della sirena dell’ambulanza che arrivava.

Quella mattina era stata la più brutta della sua vita. Sua madre aveva trovato sua sorella bocconi nel letto, morta e con la faccia gonfia come un pallone.
Era salita dalla figlia per avvisarla già sconvolta da una notizia terribile.
Doveva dirgli che il marito era stato investito ed era all’ospedale, la polizia aveva chiamato a casa sua perchè "al telefono della vittima" non rispondeva nessuno.
Dovette usare la sua copia di chiavi per entrare, ma se avesse immaginato cosa l'aspettava non avrebbe fatto neanche un gradino.
Era toccato purtroppo a sua madre portare questa bruttissima notizia e scoprire così il cadavere della figlia, da allora non era più la stessa, povera donna.

Vivevano tutti assieme come una piccola tribù nella grande villa.
Un appartamento era dei genitori, uno era il suo, il più grande della sorella e del marito.
Gli faceva un certo effetto pensare questo.
Per lei non era solo suo genero, ma il suo amore.
Un amore vissuto per tre mesi nella clandestinità, nel tormento, nel rimorso del peccato eppure, ricordava, allora gli sembrava la vetta dell’abisso.
Allora…Pensò, quanto era cambiata oggi.
.
Gettò il sale nella pentola che si disciolse con turbinii bianchi come neve spinta dal vento, girò con il cucchiaio di legno l’acqua e così la chiarezza ritornò nel recipiente e anche in se stessa.
Due eventi diversi avevano unito sua sorella e il marito in una morte assurda. Avevano condiviso il passaggio all’aldilà insieme, "curioso", ragionò fra se.
A poche ore di distanza, un destino crudele e beffardo, li aveva accomunati nella morte, strappandoli per sempre dalla vita e dall’amore dei propri cari, dal suo amore.
Quanto aveva pianto al funerale. Ricordava quella selva di ombrelli neri sotto una pioggia leggera e fredda che non dava tregua da diversi giorni, pareva una foresta in lutto.
Prima delle lacrime però c'era stato il tempo dello stupore.
Lo stupore per una fine così assurda per due persone a lei così vicine, anzi le più vicine.
Lui, che lei a quel tempo amava con tutto il suo cuore, ucciso da un pirata della strada a bordo di un’automobile rubata.
Il colpevole fuggito poi chissà dove e ormai impunito.

La sua bella sorellina invece strappata al mondo dalla malattia, un’allergia virulenta che l’aveva colpita nel sonno come un sicario vigliacco.
Dopo un pranzo avvelenato, avvelenato solo da questa patologia subdola e bizzarra. Il cibo, innocuo per chiunque, aveva fatto lo "sporco lavoro" a danno del suo sistema immunitario, scatenando una reazione terribile che l’aveva soffocata come Otello aveva strozzato Desdemona innocente.

Se non avesse preso il sonnifero forse si sarebbe salvata, avrebbe chiesto aiuto, ma invece Morfeo era stato il complice malvagio che non aveva dato rimedio.
Nessuno aveva potuto aiutarla, neanche il marito. Non era mai tornato da quel negozio di videonoleggio, era già morto schiacciato dalle lamiere dell’automobile condotta da quel delinquente assassino senza volto né nome.
Che crudele è la vita, a volte però paradossalmente, anche magnanima.
Come era accaduto alla sua.
Aveva toccato l’abisso ed ora era tra le nuvole del paradiso.

Vivevano insieme da poche settimane e le pareva che fosse stato sempre così.
Lo aveva incontrato al funerale della sorella, si era presentato come un vecchio amico venuto a conoscenza della tragedia da un trafiletto sul giornale.
Lei in quel momento era sconvolta e non vedeva praticamente nessuno, ma lui si era fatto comunque notare.
Era stato l’unico, a parte sua madre e suo padre, che soffriva come lei.
Lo aveva percepito. Sono cose che non si spiegano: si sentono e basta.
Quella comunanza di dolore le aveva fatto breccia nel cuore di pietra che aveva eretto per difendersi dalla sofferenza spaventosa e dal rimorso.

Poi lo aveva incontrato un giorno sulla tomba della sorella, cui aveva portato i fiori e avevano scambiato un po’ di parole che, con la familiarità, erano divenute delle conversazioni.
Aveva accettato dopo qualche mese di frequentazione il suo invito a cena. Un fatto insignificante che con un altro uomo non avrebbe dato seguito a nulla, ma con lui era stato diverso e, con il senno di poi, fu una vera benedizione.
Parlarono per ore quella sera, di molti argomenti e della defunta, lui chiese, interessandosi molto, notizie delle indagini per l’omicidio. Non vi erano elementi nuovi, anzi non vi erano elementi.

“Come sembrava conoscerla bene”, ricordò di aver pensato allora, ma d’altronde era un uomo di grande sensibilità e perspicacia.
Per mesi si erano visti prima di quella cena, così: solo per parlare.
Le diceva che esprimendosi con lei gli sembrava di comunicare un poco con la povera trapassata.
"In effetti, fisicamente ci somigliavamo un pochino", aveva concordato.
Lui aveva addirittura sostenuto che avevano lo stesso odore, lo stesso profumo.
Questo complimento, e si ricordò ancora il posto esatto dove fu pronunciato (in quel caffè sui navigli), la turbò.
La frase aveva una nota di desiderio che lei condivideva con reciprocità per quest’uomo: giunto nella sua vita a così breve distanza dalla scomparsa dell’altro.

Il bacio che li sorprese entrambi in quella bella serata fu dirompente.
Nulla però in confronto con la notte di passione che li vide toccare entrambi le cime dell’estasi.
Aveva già dimenticato l’altro? Aveva sotterrato il ricordo di lui con la cassa che lo conteneva?
Se l'era domandato fino a farsi male alle tempie.
La vita non può fermarsi, era stata alla fine la risposta.
La sua vita, finalmente, con quest’uomo era una vita felice adesso. Scevra dal rimorso, senza la turpitudine del tradimento, di una bellezza che tutti potevano vedere, magari invidiare, ma non criticare.

Erano decisi a sposarsi. I genitori di lei erano stati entusiasti da subito del loro progetto, così già convivevano.
Il matrimonio era fissato per settembre, dopo l’estate. Pochi mesi ancora, ma loro non avevano saputo aspettare a vivere insieme. Troppo forte era la loro passione.

Si erano trasferiti nella casa grande che era ormai disabitata.
Avevano cambiato un poco l’arredamento e rinnovato la pittura nelle stanze, ma conservato le foto, listate a lutto, dei due mancati. Le avevano posate sulla ampia testata del loro letto, come ricordo, forse un po’ macabro, ma a loro piaceva così.
Era un tacito ringraziamento per quel bel appartamento che avevano avuto gratuitamente, ma era anche come se volessero condividere con loro (più sfortunati) la loro gioia.
Inutile formalizzarsi, una casa più grande era una gran bella comodità, anche i genitori di lei erano stati d’accordo.
Ci sarebbe stato un nipotino per lenire il dolore che ancora velava i loro occhi stanchi e anziani, sarebbe stato il trionfo della vita sulla morte.
.
Sentì la chiave che girava nella porta. Ecco per fantasticare sul passato aveva dimenticato di mettere la pasta nell’acqua bollente, ma rimediò immediatamente.
Lui entrò in casa, aveva la faccia stanca dalla lunga giornata di lavoro, ma gli occhi gli sorridevano, anzi brillavano.
Lei gli corse incontro e si abbracciarono, lui la sollevò e fecero un giro di valzer avvinghiati.
Mentre lo baciava sentì contro la sua coscia che lui l’aveva già duro.
Rise come una bimba contenta, goderono al solo pensiero della bella cenetta e del seguito.
La notte fu meravigliosa.

Lui la possedette con vigore, lei godette come non aveva mai goduto in vita sua.
Alla fine, esausti ma paghi, guardarono entrambi con singolare sincronicità le foto dei loro benefattori.
Lei guardò la foto di lui, lui invece la foto di lei.
Entrambi pensarono: “Scusa”.
E vissero felici e contenti.
Fine.

8 commenti:

Pipoca ha detto...

S E N Z A P A R O L E
S E N S A Z I O N A L E

T'AMO CONTORSIONISTA DEL CERVELLO.
MA CHE DICO CONTORSIONISTA, TRAPEZISTA.
MA CHE DICO TRAPEZISTA, DOMATORE ADDIRITTURA.

intrepido, scaltro, preciso, pronto di riflessi,

adesso ci manca solo la fase doyliana, in cui un misterioso investigatore, tramite una lunga vicenda a botte di lenti di ingrandimento e pipa, se vogliamo essere classici, polveri fluorescenti ed intuizioni, in una climax investigativa scopre l'assassino e rende definitivamente impossibile il coito. in barba ai finali favolistici americani dove tutti vissero felici ed organismoici.

Haemo Royd ha detto...

Clap clap clap!
Bravo Visir e poi dicono che il delitto non paga, non pagherà ma...appaga!

Visir ha detto...

Nessun seguito giustizionalitsta. Innocenti Delitti è alla fine il titolo esatto.
L'assasino di lui è innocente, ha solo punito chi ha ucciso il suo amore.
L'altra è il risarcimento con gli interessi che la vita gli deve.

Dio è un contabile senza pietà, sorride dell'intreccio delle vite inconsapevoli di noi poveri uomini che, a volte, credendo di fare il male agiscono come esattore del bene.
Frammenti di specchio che non possono cogliere l'immagine che riflettono.
La scenografia è più grande di qualunque protagonista.
Ora finalmente posso tacere...per un poco.

Octuagenario ha detto...

Non senza prima aggiungere il mio peronalissimo e modesto clap clap.
Tra i fiction-writers starebbe da Dio, caro Visir. Peccato che per la tresca tra suocera e genero è necessario ancora qualche decennio prima che la società sia disposta ad accettarla come un istinto naturale.

beyk happel ha detto...

Se nella pentola, assieme al sale, le avessi fatto mettere una qualche venefica polverina, mi avresti fatto sentire molto intelligente.
Così non è stato, per fortuna, quindi me lo son potuto godere fino alla fine. ;)
Bravo!

la bislacca ha detto...

Cognato.
Cognato.
Cognato.

Jean du Yacht ha detto...

In un periodo di riflessi per me più prossimi al letargo che alla prontezza, l'ho letti e riletti e rigiacigli e rimaterassi e ristrapunte: 2 film in uno!!! (come "Performance" o come "Dal tramonto all'alba") voilà.
E aggiungo che la cognata "bruttina" mi fa perfino sangue, olè.
Eccellente Sir Vi, ma non sono sorpreso.

Ma la Bislacca, sarà pur bislacca, ma ha ragione:
COGNATO!
COGNATO!
COGNATO!

Ma li correttori di bbbozze che mmminchia ci stanno a fari?
ah!

Visir ha detto...

Vero, errore banale puntalmente corretto.
In effetti i finali e la storia poteva essere più intricata.
Mi è stato suggerito che la tresca potesse addirittura essere fra la suocera e il cognato. Lei gelosa avrebbe ucciso la figlia e vissuto infine con l'assassino del suo amante. Nessuno dei due avrebbe potuto rivelare il rispettivo delitto, ma avrebbero vissuto con il rimpianto: degno compagno della loro prigione di lussuria e abiezione.
Certo, avrei dovuto riscrivere la voce parlante, ma invece è andata diversamente.
Un opera prima per un principiante quale sono.
Spero nel prossimo di essere meno naif.
Grazie dei suggerimenti.