La mia donna era così acida che prima di incontrarla dovevo prendere la Magnesia Bisurata Aromatic; ma era anche simpatica con quella sua speciale passione per i dittonghi o iati, finchè non mi causò un'ernia, ovviamente iatale. Il colmo è che ogni 24 dicembre mi augurava sadicamente: BUON IATALE.
Non ne potevo più, quando la lasciai le feci molto maalox, anzi, di plus.
mercoledì 30 luglio 2008
Dolcezza
Era una donna così dolce che , prima d'incontrarla, dovevo farmi l'insulina.
Arrivava nel suo vestitino in percalle, ricoperta di mosche come una merda poi si appiccicava a me, quando ci allontanavamo faceva i filini.
Com'era dolce il mio amore...
Arrivava nel suo vestitino in percalle, ricoperta di mosche come una merda poi si appiccicava a me, quando ci allontanavamo faceva i filini.
Com'era dolce il mio amore...
martedì 29 luglio 2008
Prelibatezze
"Oggi ti vedo molto rilassata, direi sciolta" disse il vomito alla diarrea.
"Non certo per merito tuo, sei stomachevole!"
"Non certo per merito tuo, sei stomachevole!"
lunedì 28 luglio 2008
Mamma
Era così sfigato che nacque da una zia, questo fardello condizionò tutta la sua vita fino all'intervento di fimosi.
Jam
Per non buttarla via fece la marmellata con la frutta soprammobile di cera, non venne malaccio ma gli attappava l'ano.
Sottobosco
L'eiaculatore precoce si guardò intorno guardingo:" Non mi avrai ottuso aguzzino" pensò, per sfuggire prese il Metrò ma mal gliene incolse , l'emettitrice di biglietti per empatia sputò fuori un biglietto appena scaduto.
Fu posseduto da un gruppo di pervertiti controllori della Municipalizzata Trasporti.
"Era meglio l'aguzzino" mormorò con tristezza.
Fu posseduto da un gruppo di pervertiti controllori della Municipalizzata Trasporti.
"Era meglio l'aguzzino" mormorò con tristezza.
Afrorismi V parte I

Il Maestro Pin-Nao un giorno venne invitato dal Visir del Sultano Onan alla corte Ottomana.
Dopo un lungo viaggio a dorso di cammello oltre il deserto del Gobi sino alle estreme propaggini del medioriente giunse, insieme al fedele Pi-Nin, al palazzo delle Mille e Una Notte.
La reggia, di inusitata bellezza, si stagliava sul rosso delle sabbie infuocate con le sue guglie e le mura bianche come neve, togliendo il fiato anche al viaggiatore più disincantato.
Quivi, il Grande Maestro e il servile nipote, avutone accesso, fra gli arazzi ed i tappeti del palazzo, furono addotti con tutti gli onori al grande harem e conobbero così le favorite del Sultano.
Fra tutte le bellissime spiccava in fascino e femminilità la grande danzatrice dei sette veli: Sherazade, la meravigliosa Oladà-o-lisca.
Dopo un lungo viaggio a dorso di cammello oltre il deserto del Gobi sino alle estreme propaggini del medioriente giunse, insieme al fedele Pi-Nin, al palazzo delle Mille e Una Notte.
La reggia, di inusitata bellezza, si stagliava sul rosso delle sabbie infuocate con le sue guglie e le mura bianche come neve, togliendo il fiato anche al viaggiatore più disincantato.
Quivi, il Grande Maestro e il servile nipote, avutone accesso, fra gli arazzi ed i tappeti del palazzo, furono addotti con tutti gli onori al grande harem e conobbero così le favorite del Sultano.
Fra tutte le bellissime spiccava in fascino e femminilità la grande danzatrice dei sette veli: Sherazade, la meravigliosa Oladà-o-lisca.
Detta anche: colei che erige i minareti al solo passaggio.
Inutile dire che Pi-Nin non toglieva mai le mani dalle tasche in questa apoteosi di estrogena compagnia. Forse in ossequio al Sultano Onan o forse solamente perchè era lento di cervello, ma svelto di mano.
Pin-Nao invece, con il drago marmorizzato viveva il presente in perfetta armonia col suo grande Tao, conscio altresì delle orribili torture alle quali sarebbe incorso, se mai avesse violato, anche una soltanto delle meravigliose femmine del Sultano.
Le notti arabe trascorsero, calde e serene, sotto un manto di stelle mai vedute prima.
Poi in una di queste occorse l'inaspettato.
Inutile dire che Pi-Nin non toglieva mai le mani dalle tasche in questa apoteosi di estrogena compagnia. Forse in ossequio al Sultano Onan o forse solamente perchè era lento di cervello, ma svelto di mano.
Pin-Nao invece, con il drago marmorizzato viveva il presente in perfetta armonia col suo grande Tao, conscio altresì delle orribili torture alle quali sarebbe incorso, se mai avesse violato, anche una soltanto delle meravigliose femmine del Sultano.
Le notti arabe trascorsero, calde e serene, sotto un manto di stelle mai vedute prima.
Poi in una di queste occorse l'inaspettato.
Continua...
Tratto da: I viaggi di Pin-Nao con suo nipote (IV sec. A.C.)
Afrorismi IV

Un giorno il Maestro Pin-Nao camminava sul sentiero delle foglie cadute, pensando ai massimi sistemi.
Sull'altro versante vide arrivare il sommo sacerdote De Pretis della setta del Loto Bianco.
Il sacerdote era accompagnato dalla giovane figliola, bellissima e di verginale modestia, Poun-Pin.
Dopo un breve inchino Pin-Nao raccontò a De Pretis la seguente leggenda:"Ove cade l'arcobaleno ivi si trova una pentola piena di pezzi d'oro".
Il gran sacerdote della setta del Loto Bianco (che più bianco non si può), disse: "Or-ora vidi un arcobaleno nel cielo punteggiato dalle nuvole, mi assento per un poco onde verificar la veridicità della leggenda.
La prego nobile Maestro di far da scorta alla mia intatta figliola".
Pin-Nao acconsentì con un rispettoso inchino.
Mentre si allontanava dal sentiero delle foglie cadute, De Pretis udì strani e acuti mugolii provenire da tergo alternati a grugniti baritonali, ma non ci fece caso...Aveva un tesoro da cercare.
Tratto da: Vita di Pin-Nao (IV sec. A.C.)
Afrorismi III

Pi-Nin supplice chiese consiglio.
"Maestro una dama della casa di piacere
"Le Paga-gode" vuole 1.000 pezzi d'argento per dischiudere il suo cancello, che faccio?"
Pin-Nao ristette pensoso accarezzando la sua lunga barba bianca, poi sentenziò: "Il prezzo è l'incontro fra domanda ed offerta".
Pi-Nin, come suo solito non capendo un cazzo, chiese ancora spiegazioni guardandosi imbarazzato i piedi: "Allora, o sommo, son pochi o son tanti?"
Pin-Nao lo guardò con occhi di brace e sibilò:
"Non è importante la risposta ma la domanda!"
Quindi il Maestro si esibì in un calcio volante carpiato e sparì svolazzando fra i rami alti degli alberi.
Mentre si allontanava chiosò con un: "Ma vaffanculo Pi-Nin!".
Ed intorno si fece quiete per molto tempo.
Tratto da: I Dialoghi di Pin-Nao con suo nipote (IV sec. A.C.).
domenica 27 luglio 2008
il tassista
La suora salì sul taxi, e disse la sua destinazione.
L'uomo mise in moto e partì, guidando lentamente nel traffico e nella pioggia in quella fredda sera di febbraio. Ogni tanto la guardava dallo specchietto, fino a che ebbe il coraggio e parlò:
Sorella, perché siamo così poveri e caduchi da avere sempre in mente pensieri peccaminosi, tanto da non poterli nemmeno riferire ?
Fratello,rispose amabilmente la suora, è l'umana natura, e cadiamo e ci rialziamo, infinite volte.
Dimmi fratello, cosa ti angustia ?
Vede sorella, il mio sogno perverso è di possedere una suora, e arrossì.
La suora deglutì, si schiarì la voce, e parlò:
- semel in anno licet insanire fratello. Te lo posso concedere, a queste condizioni, ovvero che tu sia di religione cattolica e che non sia sposato, per non commettere adulterio.
Sorella, almeno questo sì, è come lei dice.
E la suora, si concesse, con libertà e leggerezza.
Poi il taxi ripartì nel traffico cittadino.
Ad un certo punto però il tassista si fermò, e piegando la testa sul volante cominciò a piangere.
Che c'è fratello ? Già il senso di colpa ti dilania ?
No sorella, disse il tassista, è che io sono ebreo e sposato.
Ah, disse la suora. Nessun problema.
Io invece mi chiamo Mario e sto andando ad una festa di Carnevale.
L'uomo mise in moto e partì, guidando lentamente nel traffico e nella pioggia in quella fredda sera di febbraio. Ogni tanto la guardava dallo specchietto, fino a che ebbe il coraggio e parlò:
Sorella, perché siamo così poveri e caduchi da avere sempre in mente pensieri peccaminosi, tanto da non poterli nemmeno riferire ?
Fratello,rispose amabilmente la suora, è l'umana natura, e cadiamo e ci rialziamo, infinite volte.
Dimmi fratello, cosa ti angustia ?
Vede sorella, il mio sogno perverso è di possedere una suora, e arrossì.
La suora deglutì, si schiarì la voce, e parlò:
- semel in anno licet insanire fratello. Te lo posso concedere, a queste condizioni, ovvero che tu sia di religione cattolica e che non sia sposato, per non commettere adulterio.
Sorella, almeno questo sì, è come lei dice.
E la suora, si concesse, con libertà e leggerezza.
Poi il taxi ripartì nel traffico cittadino.
Ad un certo punto però il tassista si fermò, e piegando la testa sul volante cominciò a piangere.
Che c'è fratello ? Già il senso di colpa ti dilania ?
No sorella, disse il tassista, è che io sono ebreo e sposato.
Ah, disse la suora. Nessun problema.
Io invece mi chiamo Mario e sto andando ad una festa di Carnevale.
secchezza ispirativa ?
No giovani, sono a Cecina, anche se ora sono a Firenze, di passaggio, per solite cose teatrali.
Approfitto di qui per baciarvi, lisciarvi, consigliarvi un'accurata depilazione prima di esporvi al sole, costumi senza tanti laccini che poi vi resta il segno, sane nuotate evitando le meduse, fritti di pesce che pare il giorno del castigo, pensieri lubrichi sulle vostre vicine, insalate di riso diacce e capperi che vi gelano l'epiglottide, cocomeri con o senza citrullina, e soprattutto pensieri di serenità.
Vi leggerò al pippolo internet vicino casa, se non avrò un accidente da fare scriverò anche qualcosa.
Di certo, mi mancherete.
E ricordatevi di farmi gli auguri di compleanno, ci tengo molto, bucaioli.
Silvia
Approfitto di qui per baciarvi, lisciarvi, consigliarvi un'accurata depilazione prima di esporvi al sole, costumi senza tanti laccini che poi vi resta il segno, sane nuotate evitando le meduse, fritti di pesce che pare il giorno del castigo, pensieri lubrichi sulle vostre vicine, insalate di riso diacce e capperi che vi gelano l'epiglottide, cocomeri con o senza citrullina, e soprattutto pensieri di serenità.
Vi leggerò al pippolo internet vicino casa, se non avrò un accidente da fare scriverò anche qualcosa.
Di certo, mi mancherete.
E ricordatevi di farmi gli auguri di compleanno, ci tengo molto, bucaioli.
Silvia
Afrorismi II

"Maestro, com'è la Donna?"
Chiese contrito Pi-Nin.
"Non badare alla sua parola!", disse Pin-Nao risoluto, scrutando il cielo sempiterno.
"Ed allora?", di rimando chiese ancora Pi-Nin.
"Oscultane il petto parlando al suo cuore eassaporane la rugiada dal cancello dei sette piacericogliendone i segreti del corpo.In ultimo questa è la Via...Vacca troia ti devo dire sempre tutto!"
Da: I dialoghi di Pin-Nao con suo nipote, IV sec. A.C.
Afrorismi
sabato 26 luglio 2008
giovedì 24 luglio 2008
Ammore
"Fai di me ciò che vuoi" disse la bellissima turista rivolta a Bongo.
La fece con le patate e asparagini selvatici.
La fece con le patate e asparagini selvatici.
martedì 22 luglio 2008
PIGNOLI
Sono simpatici, eruditi, intelligenti, cortesi, belli, ricchi, educati, tuttavia hanno un grosso, enorme difetto, sono pignoli, molto pignoli, così abnormemente pignoli da cercare il peloPONNESO nel KOSSovo.
E qui la domanda sorge spontanea: è nato prima il kossovo o la kossgallina?
E qui la domanda sorge spontanea: è nato prima il kossovo o la kossgallina?
lunedì 21 luglio 2008
Minuetto
“Grazie del premio, a mia volta vorrei attribuirti un premio e potremmo premiare anche Antonia per il blog brillantante che ne dici?”
“Si buona idea! Premiamo anche Jean e Haemo e Porporina e Visir”
“Grande idea!”
E basta Anubi! Avete rotto il cazzo con sto masturbìo incrociato, tornate alle seghe…
“Si buona idea! Premiamo anche Jean e Haemo e Porporina e Visir”
“Grande idea!”
E basta Anubi! Avete rotto il cazzo con sto masturbìo incrociato, tornate alle seghe…
venerdì 18 luglio 2008
Signor Minchione
Si avventurò incautamente nel deserto.
Fu mozzicato da uno scrotalo* e portato via in un sacco.
* = serpente a sonagli provvisto di sacca per i coglioni.
Fu mozzicato da uno scrotalo* e portato via in un sacco.
* = serpente a sonagli provvisto di sacca per i coglioni.
giovedì 17 luglio 2008
La gita
Facciamo una gita a Giarabub caro?
No, non sto molto bene, credo di essere posseduto.
Chiamo l'esorcista?
Si ma non quello della mutua, sei un tesoro....
No, non sto molto bene, credo di essere posseduto.
Chiamo l'esorcista?
Si ma non quello della mutua, sei un tesoro....
martedì 15 luglio 2008
la pelliccia
Io sono animalista, disse lei, non tollero le pellicce.
Ah sì, disse lui ?
E si slacciò lentamente i pantaloni, si calò i boxer ed al posto della consueta peluria vide una specie di orso Yoghi, con gli occhietti ed il naso, che la guardavano
Ti piace cara ? Disse una voce molto più su dell'orso; è una pelliccia da pube, l'ultimo grido, ma è pelo finto, per le ecologiste come te.
Passarono una notte da favola, senza che il ranger li intercettasse, e lei fu una Bubu perfetta.
Ah sì, disse lui ?
E si slacciò lentamente i pantaloni, si calò i boxer ed al posto della consueta peluria vide una specie di orso Yoghi, con gli occhietti ed il naso, che la guardavano
Ti piace cara ? Disse una voce molto più su dell'orso; è una pelliccia da pube, l'ultimo grido, ma è pelo finto, per le ecologiste come te.
Passarono una notte da favola, senza che il ranger li intercettasse, e lei fu una Bubu perfetta.
Calligrafia
Era sempre un po' irritato quando faceva i suoi esercizi di calligrafia, la vecchia non stava abbastanza ferma ed era anche igienicamente carente.
Divertirsi è una fatica

C'è poco da divertirsi, in senso generale, ma anche nel particolare.
In senso generale, perchè tutti conduciamo una vita disperata (in senso lato, ma non troppo), e non vedere questa "disperazione" è impossibile.
Nel fondo di ogni cuore c'è l'intima sensazione della vacuità della nostra esistenza, dell'incertezza del futuro e di contralto la sicurezza della morte e della sofferenza.
Urca! Direte voi.
Toglietevi le manine da lì, che tanto lo sapete anche voi nonostante i gesti apotropaici.
Nel particolare invece, soffriamo anche quando siamo felici, siamo solo distratti, ecco tutto.
Ogni cosa che da piacere crea dipendenza, ogni affetto poi ha in seme l’abbandono, ogni sogno al risveglio crea una frustrazione.
E' il contrario dei diamanti di De Beers: niente è per sempre.
E inutile raccontarsela.
Quelli più simpatici (in senso etologico) sono quelli che hanno paura di sembrare sfigati.
Allora giù macchinoni e modelle ventenni al seguito, locali alla moda (siamo in lista, please) mentre gli altri fanno la fila.
Salvo poi vederli tirare cocaina nei bagni, con piastrelle firmate però, e ragliare felici.
Ne conosco molti.
Gli altri non sono messi meglio, solo che avendo meno soldi possono fare meno danno (a se stessi).
Quando capito in qualche festa, alcune socialmente elevate, chissà poi perchè, vi partecipo con ornitologica dedizione.
Osservo i miei co-abitatori bipedi di questo strano pianeta, con la speranza ahimè molto spesso disattesa, di trovare l'Uomo giusto (Diogene insegna).
Il massimo godimento io lo trovo nell'incontro con l'altro. Ma che tipo di incontro?
Un incontro vero, anche se a volte fuggevole. Profondo però e in alcuni istanti coinvolgente o sconvolgente che in fondo è un po’ la stessa cosa.
“L’occasione fa l'uomo onesto” dice un mio amico, ed io cercò la virtù del saper vivere in ogni occasione appunto.
Trovo generalmente molta gente che brancola nel buio dell'incoscienza, ma qualche volta faccio buona caccia.
Conservo nel mio cuore questi trofei come un vecchio cacciatore inglese colonialista, ritornato in patria ormai disilluso.
Adornano lo studio della mia memoria, con ricche buoserie in legno di palissandro e un antico samovar proprio nell'angolo vicino alla finestra, i volti e le situazioni vere della mia vita.
Allora sono sazio e penso di non aver speso invano il mio prezioso tempo, accendo una sigaretta e sorrido.
Da quando poi ho smesso di cercare di divertirmi ho cominciato a vivere, e vi garantisco che è molto meglio.
La verità è spesso vicina, ma la ricerca è certamente lontana.
In senso generale, perchè tutti conduciamo una vita disperata (in senso lato, ma non troppo), e non vedere questa "disperazione" è impossibile.
Nel fondo di ogni cuore c'è l'intima sensazione della vacuità della nostra esistenza, dell'incertezza del futuro e di contralto la sicurezza della morte e della sofferenza.
Urca! Direte voi.
Toglietevi le manine da lì, che tanto lo sapete anche voi nonostante i gesti apotropaici.
Nel particolare invece, soffriamo anche quando siamo felici, siamo solo distratti, ecco tutto.
Ogni cosa che da piacere crea dipendenza, ogni affetto poi ha in seme l’abbandono, ogni sogno al risveglio crea una frustrazione.
E' il contrario dei diamanti di De Beers: niente è per sempre.
E inutile raccontarsela.
Quelli più simpatici (in senso etologico) sono quelli che hanno paura di sembrare sfigati.
Allora giù macchinoni e modelle ventenni al seguito, locali alla moda (siamo in lista, please) mentre gli altri fanno la fila.
Salvo poi vederli tirare cocaina nei bagni, con piastrelle firmate però, e ragliare felici.
Ne conosco molti.
Gli altri non sono messi meglio, solo che avendo meno soldi possono fare meno danno (a se stessi).
Quando capito in qualche festa, alcune socialmente elevate, chissà poi perchè, vi partecipo con ornitologica dedizione.
Osservo i miei co-abitatori bipedi di questo strano pianeta, con la speranza ahimè molto spesso disattesa, di trovare l'Uomo giusto (Diogene insegna).
Il massimo godimento io lo trovo nell'incontro con l'altro. Ma che tipo di incontro?
Un incontro vero, anche se a volte fuggevole. Profondo però e in alcuni istanti coinvolgente o sconvolgente che in fondo è un po’ la stessa cosa.
“L’occasione fa l'uomo onesto” dice un mio amico, ed io cercò la virtù del saper vivere in ogni occasione appunto.
Trovo generalmente molta gente che brancola nel buio dell'incoscienza, ma qualche volta faccio buona caccia.
Conservo nel mio cuore questi trofei come un vecchio cacciatore inglese colonialista, ritornato in patria ormai disilluso.
Adornano lo studio della mia memoria, con ricche buoserie in legno di palissandro e un antico samovar proprio nell'angolo vicino alla finestra, i volti e le situazioni vere della mia vita.
Allora sono sazio e penso di non aver speso invano il mio prezioso tempo, accendo una sigaretta e sorrido.
Da quando poi ho smesso di cercare di divertirmi ho cominciato a vivere, e vi garantisco che è molto meglio.
La verità è spesso vicina, ma la ricerca è certamente lontana.
lunedì 14 luglio 2008
Il Sig. RANNUVO Lando
Era un tipo strano, amava i gerundi, soprattutto i presenti.
GONGOLANDO ( da gongolare) era uno dei suoi gerundi presenti preferiti.
Ma gli piacevano molto anche GIANNIMORANDO (da giannimorare) MARLONBRANDO (da marlonbrare) e BUZZANCALANDO (da buzzancalare).
Non erano invece di suo gusto gerundi come MESSOALBANDO (da messoalbare) e FARSELANELLEMUTANDO (da cagarsi addosso).
GONGOLANDO ( da gongolare) era uno dei suoi gerundi presenti preferiti.
Ma gli piacevano molto anche GIANNIMORANDO (da giannimorare) MARLONBRANDO (da marlonbrare) e BUZZANCALANDO (da buzzancalare).
Non erano invece di suo gusto gerundi come MESSOALBANDO (da messoalbare) e FARSELANELLEMUTANDO (da cagarsi addosso).
Brava persona
Regalò ai poveretti un Hammond, un Farfisa ed uno Yamaha.
"Che soddisfazione fare il donatore d'organi!" pensò.
"Che soddisfazione fare il donatore d'organi!" pensò.
Rottura
"Ma datti all'ITTICA" disse al cavalluccio marino la medusa, stufa dei suoi goffi e insulsi corteggiamenti.
Frustrazione
Era troppo troppo modesto, non poteva andare avanti così.
Uscì a comprarsi una frusta per montarsi la testa.
Uscì a comprarsi una frusta per montarsi la testa.
venerdì 11 luglio 2008
cioccolata amore mio
Lei era lì, bellissima, stesa sul letto, nuda. Gli voltava le spalle, la linea perfetta della schiena e dei fianchi, il sedere perfetto.
Aprì il barattolo di Nutella e cominciò a spalmargliela sulle scapole, lungo la colonna vertebrale, giù, fino all'ultima vertebra.
Si chinò verso di lei, le baciò dolcemente la nuca, le sussurrò parole audaci all'orecchio, e poi cominciò a leccare, piano, voluttuosamente.
Si svegliò in ospedale, con la mascherina dell'ossigeno, e solo dopo qualche giorno seppe di essere sopravvissuto grazie a massicce dosi di cortisone che gli avevano iniettato, a causa della terribile allergia alle nocciole che non aveva mai saputo di avere.
Aprì il barattolo di Nutella e cominciò a spalmargliela sulle scapole, lungo la colonna vertebrale, giù, fino all'ultima vertebra.
Si chinò verso di lei, le baciò dolcemente la nuca, le sussurrò parole audaci all'orecchio, e poi cominciò a leccare, piano, voluttuosamente.
Si svegliò in ospedale, con la mascherina dell'ossigeno, e solo dopo qualche giorno seppe di essere sopravvissuto grazie a massicce dosi di cortisone che gli avevano iniettato, a causa della terribile allergia alle nocciole che non aveva mai saputo di avere.
mercoledì 9 luglio 2008
Cibarya
Portava due fette di salame sugli occhi, tutti gli chiedevano perchè, così cambiò e portò due fette di mortadella, dopo un po' tenevano un bel calduccio ma il profumo attirava le mosche tafanazze.
Si convertì al patè de fois gras, aderiva meglio e faceva fine.
Si convertì al patè de fois gras, aderiva meglio e faceva fine.
martedì 8 luglio 2008
Nemo
Luana ti amo, disse Capitan Nemo, e le porse un bonbon, ma la sventurata non si accorse del sottile filo di nylon, dei piombini, del galleggiante, del lucido acciaio ricurvo che vi era dietro.
La bambola gonfiabile
Finalmente era arrivata, nella sua confezione anonima, con la sua bella bocchina rossa che si intravedeva dalla finestrella trasparente della scatola.
Modello sadomaso, con calze a rete, mascherina, guepiére, giarrettiera il tutto con "colori garantiti atossici e resistentissimi".
Si lanciò in un amplesso furente con lei, usando tutti gli orifizi che il perverso produttore aveva previsto, e nonostante l'alta temperatura esterna che lo faceva sudare a contatto con la plastica di lei, si addormentò, esausto, solo all'alba.
Ci vollero due giorni di ferie e dolorosi strusciamenti di alcol, acetone, sapone di marsiglia, per togliersi dalla faccia e dal corpo il reticolato di finte calze a rete e trine nere che gli si erano stampati e sovrapposti addosso.
Modello sadomaso, con calze a rete, mascherina, guepiére, giarrettiera il tutto con "colori garantiti atossici e resistentissimi".
Si lanciò in un amplesso furente con lei, usando tutti gli orifizi che il perverso produttore aveva previsto, e nonostante l'alta temperatura esterna che lo faceva sudare a contatto con la plastica di lei, si addormentò, esausto, solo all'alba.
Ci vollero due giorni di ferie e dolorosi strusciamenti di alcol, acetone, sapone di marsiglia, per togliersi dalla faccia e dal corpo il reticolato di finte calze a rete e trine nere che gli si erano stampati e sovrapposti addosso.
lunedì 7 luglio 2008
OH UCCELLINI
OH usignolo che mi allieti col tuo canto mellifluo
OH capinera che dolcemente mi desti sul far dell'alba
OH passerotto che gaio zampetti sull'erbetta
OH pettirosso che pensoso sosti sulla staccionata
OH cinciallegra che allegra cinci sul caco
OH merlo che baldo zufoli all'imbrunire
OH galletto di marzo che garrulo svolazzi nell'aere
OH upupa che umile uggioli uncinando uva
OH che cazzo! sono stufo di levare le vostre cagate dal mio davanzale!
OH capinera che dolcemente mi desti sul far dell'alba
OH passerotto che gaio zampetti sull'erbetta
OH pettirosso che pensoso sosti sulla staccionata
OH cinciallegra che allegra cinci sul caco
OH merlo che baldo zufoli all'imbrunire
OH galletto di marzo che garrulo svolazzi nell'aere
OH upupa che umile uggioli uncinando uva
OH che cazzo! sono stufo di levare le vostre cagate dal mio davanzale!
Haute couture
Introdusse il suo zumstuck nella porta di giada di lei e siccome era larghina vi fece una pence.
Lidl
La temperatura fredda dell'aria del discount gli provocò un'orripilazione, i peli dritti, quasi un passero di montagna, si imbattè in un magnifico set di sei seghe a nove e novantacinque, fu subito amore.
domenica 6 luglio 2008
la gara degli hot dogs
A Kerrville, Texas, si svolgeva la gara annuale di mangiatori di hot-dogs, e Amelia, dopo lunghi allenamenti, che le erano costati un gran mal di fegato e diversi chili in più, si iscrisse, con ottime chances di vincere.
Pronti - attenti - via ! I concorrenti, seduti al lungo tavolo, divoravano un hot dog dietro l'altro, interrompendosi solo per una sorsata di birra.
Amelia, silenziosa, mordeva, masticava appena ed inghiottiva, e passava a quello successivo. Aveva perso il conto di quanti ne aveva mangiati fino a quel momento, ma vedeva che il vassoio davanti a lei calava il suo contenuto molto rapidamente, e questo la confortava.
Amelia, bellezza di provincia, bionda tinta, con delle codine finto ingenuo che tanto successo le avevano procurato fra i suoi coetanei, era bassina, tettuta e con dei fianchi tondi ed invitanti, gli occhi piccoli e vicini, con un lieve strabismo di venere, che l'oculista, dopo averla posseduta di fronte al tabellone per la misurazione della vista, le sconsigliò di correggere, dicendole che aggiungeva, se possibile, solo fascino a quel bel donnino che era.
Amelia chiudeva gli occhi per non vedere quella montagna di cilindri rosa che aveva davanti, pensava solo infilarseli in bocca, morderli e dopo averli malamente masticati, inghiottirli.
Il giudice di gara, James Smith, da sempre invaghito di lei, e che ogni volta che la incontrava al drugstore aveva delle subitanee erezioni, incoercibili, preso da un irrefrenabile raptus, ed approfittando del fatto che Amelia era in fondo al tavolo, e quindi meno visibile, si tirò giù i pantaloni e invece dell' hot-dog le porse il suo membro, da anni desideroso di essere assaggiato da quella bocca rossa e carnosa.
Amelia, nel turbine della gara, morse, a fondo, e cercò di inghiottire, dopo aver provato a masticare, ma l'urlo straziante del giudice di gara le fece aprire, terrorizzata,gli occhi, e la gara fu interrotta, in mezzo ad urla di orrore e il sangue che lordava la bianca tovaglia.
I giornali locali riportarono la notizia a grandi caratteri, ed il primo giornalista che riuscì ad intervistare lo sfortunato Smith, gli pose l'originalissima domanda:
- cosa ha da dirci sull'evento di oggi ?
- Se l'anno prossimo mi viene in mente di fare una simile cazzata, la farò, almeno, alla gara di mangiatori di hamburger e patatine fritte.
Pronti - attenti - via ! I concorrenti, seduti al lungo tavolo, divoravano un hot dog dietro l'altro, interrompendosi solo per una sorsata di birra.
Amelia, silenziosa, mordeva, masticava appena ed inghiottiva, e passava a quello successivo. Aveva perso il conto di quanti ne aveva mangiati fino a quel momento, ma vedeva che il vassoio davanti a lei calava il suo contenuto molto rapidamente, e questo la confortava.
Amelia, bellezza di provincia, bionda tinta, con delle codine finto ingenuo che tanto successo le avevano procurato fra i suoi coetanei, era bassina, tettuta e con dei fianchi tondi ed invitanti, gli occhi piccoli e vicini, con un lieve strabismo di venere, che l'oculista, dopo averla posseduta di fronte al tabellone per la misurazione della vista, le sconsigliò di correggere, dicendole che aggiungeva, se possibile, solo fascino a quel bel donnino che era.
Amelia chiudeva gli occhi per non vedere quella montagna di cilindri rosa che aveva davanti, pensava solo infilarseli in bocca, morderli e dopo averli malamente masticati, inghiottirli.
Il giudice di gara, James Smith, da sempre invaghito di lei, e che ogni volta che la incontrava al drugstore aveva delle subitanee erezioni, incoercibili, preso da un irrefrenabile raptus, ed approfittando del fatto che Amelia era in fondo al tavolo, e quindi meno visibile, si tirò giù i pantaloni e invece dell' hot-dog le porse il suo membro, da anni desideroso di essere assaggiato da quella bocca rossa e carnosa.
Amelia, nel turbine della gara, morse, a fondo, e cercò di inghiottire, dopo aver provato a masticare, ma l'urlo straziante del giudice di gara le fece aprire, terrorizzata,gli occhi, e la gara fu interrotta, in mezzo ad urla di orrore e il sangue che lordava la bianca tovaglia.
I giornali locali riportarono la notizia a grandi caratteri, ed il primo giornalista che riuscì ad intervistare lo sfortunato Smith, gli pose l'originalissima domanda:
- cosa ha da dirci sull'evento di oggi ?
- Se l'anno prossimo mi viene in mente di fare una simile cazzata, la farò, almeno, alla gara di mangiatori di hamburger e patatine fritte.
giovedì 3 luglio 2008
Latrin lover
La comunità di Castiglia e Leon lo avvolgeva coi suoi incanti, Segovia si mostrava ai suoi occhi in tutta la sua fierezza e il suo splendore, dagli altoparlanti la musica di Andres Segovia accarezzava l’anima, contraeva aritmicamente l’ano saltellando sulle punte dei piedi, stava per cominciare la gara di onanismo a squadre e voleva fare bella figura.
mercoledì 2 luglio 2008
Amour
Lei viveva con la parte superiore in un polmone d’acciaio, quel giorno il cugino Oronzo Lapeggio era andato a trovarla e stava sodomizzandola un po’ quando si ricordò di non aver spento il fornelletto per le zanzare, si scusò educatamente e stava congedandosi, lei si intristì molto.
Per consolarla lui la pregò di togliere l’occhio di vetro poi adoperò la cavità orbitaria come una vagina pocket.
“La tua è meglio di quella degli Scrovegni” sussurrò rapita lei mentre le eiaculava nell’occhio sano.
Per consolarla lui la pregò di togliere l’occhio di vetro poi adoperò la cavità orbitaria come una vagina pocket.
“La tua è meglio di quella degli Scrovegni” sussurrò rapita lei mentre le eiaculava nell’occhio sano.
martedì 1 luglio 2008
Iscriviti a:
Post (Atom)